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1 anno fa
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Buonasera,

alla luce della legge di stabilità 2016; dei finanziamenti per i progetti di riqualificazione urbana e sicurezza delle periferie pari a 500ML/E; allo start up del progetto di municipalizzazione dei CDZ che di fatto darà maggiori poteri e autonomia ai consigli stessi; all’accordo fatto dall’ANCI con le banche in merito alla partecipazione finanziaria pari al 25% indispensabile per realizzare al meglio quanto potrà essere pensato in tema di riqualificazione periferica, credo sia davvero giunto il periodo giusto per un’inversione di tendenza concreta e attuabile anche attraverso lo strumento della " condivisione partecipata "; per una progettualità pubblica versus le periferie, da oggi attuabile molto più facilmente perchè direttamente gestita dagli stessi municipi, a valle del nuovo potere conferito ai governi di zona.

C’è da dire che in questa campagna elettorale, tutti i candidati si sono rivolti, più o meno, ai cittadini "di periferia", cioè a Noi.

Sia pure in una logica propagandistica, quanto detto dai singoli aspiranti sindaci e consiglieri, giustifica una grande aspettativa nei luoghi ove essi stessi si sono presentati con promesse e un’apparente grande interessamento al bene sociale e all’ascesa dal degrado urbano presunto o reale che sia, certo più percepito che reale per via delle molte variabili presenti nei quartieri poco aderenti con quella che può essere la quotidianità della maggior parte degli stessi candidati provenienti da una classe sociale molto lontana da quella realtà di un giorno.

Purtroppo non sempre i quartieri riescono a presentare un candidato abbastanza forte da essere eletto, spesso chi potrebbe fare bene resta "sotto traccia".

Invero è che i problemi sono davvero tanti, ma altrettanto vero è che molti di essi non sono risolvibili a breve o non lo sono per nulla, difatti risulta impossibile cambiare i connotati di interi quartieri che ha Milano registrano mediamente 40.000 abitanti.

Su questa realtà si misura la capacità e l’intelligenza degli interlocutori, soprattutto l’onestà intellettuale che dovrebbe avere chi si occupa di " bene pubblico ".

Quanti attuano su se stessi, una verifica di adeguatezza e di preparazione rispetto ai temi della periferia, magari facendo un’auto - analisi attenta finalizzata al ricercare quelle figure che possano sopperire ad eventuali lacune personali, tale è l’imperfezione quanto umana anche se non è facile ammetterla.

Facile è invece, l’equazione che calcola quanto possono essere credibili quei tanti o pochi che hanno governato fino ad oggi direi " con fatica " , nella misura non tanto della loro onestà intellettuale, ma "del quanto" hanno realizzato sulla base "di quanto" promisero durante le Loro campagne elettorali magari spinti dalle vele dei partiti di riferimento.

Mi si perdoni la deriva demagogica di cui sopra; tanto vale quanto si vede e quanto non si vede rispetto alle promesse fatte.

Con questo nuovo assetto municipale, la speranza è che si faccia buon uso dei possibili finanziamenti, magari attraverso una decrescente attività sperimentale di periferia e una crescente consapevolezza che vadano attuate quelle strategie anche politiche, che portino al decentramento delle intelligenze e di alcune delle tante iniziative a grande impatto che normalmente vengono attuate nei luoghi consacrati della città e che non hanno niente di sperimentale, anzi hanno il consolidato che in questo caso, verrebbe messo in discussione nell’ambito di quell’area un' po' "snob" in cui si riconosce una buon parte dei milanesi nati all’ombra delle guglie del Duomo e che oggi lamentano una Milano che ha perso quel "fil rouge" che lega una certa assonanza storica di taluni all'antropologia della città.

Faccio un esempio: una mostra di pittura di grande importanza, normalmente configurabile nelle stanze di palazzo Reale, potrebbe essere organizzata in un luogo non convenzionale, sia pure confacente e bello, ma fuori dai bastioni; un piccolo progetto di un grande architetto probabilmente finanziata dall’alta finanza internazionale, da realizzare in luoghi da mettere in luce per togliergli dalle ombre; insomma… dare alle periferie una nuova percezione del vivere anche di cose apparentemente poco concrete e forse anche poco comprensibili da chi deve pensare ad altro, ma che invece sono riconducibili a quell’idea di avvicinamento tra il centro città e la periferia tanto lamentato quanto reale tra chi invece riesce a discernere i problemi senza declinarne le priorità.

I grandi problemi restano si sa, ma piccoli o grandi che siano, tutto contribuisce a rendere le periferie più vicine alla qualità della vita misurata ancora attraverso un sistema di valori arroccato nelle classi dominanti poco avvezze a perdere il dominus anche grazie al senso di inadeguatezza che striscia tra le vie periferiche, dove si fa fatica ad affermare un'idea tra dialetti e lingue diverse, dove non sempre si ha la forza di parlare affetti da resilienza, per non essere ascoltati finendo poi, le parole nella solitudine.

Occorre che si facciano molti passi ancora prima di poter dire davvero che i cittadini di Milano sono tutti uguali.

Gianluca Gennai

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