2 mesi fa
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L’ennesima disgrazia con la morte di un ciclista stritolato da un camion avvenuta nelle vie milanesi ha nuovamente evidenziato un tema irrisolto da troppo tempo, controverso per molti aspetti, che divide ma che, indiscutibilmente, deve essere affrontato con la voglia di trovare soluzioni definitive e durature.

Le reali cause dell’incidente, oggetto di un’apposita inchiesta, non modificano una realtà certa: la manutenzione di tali arterie (in particolar modo nel centro e in diverse importanti direttrici) è da troppo tempo TOTALMENTE INADEGUATA.

La pubblicazione sul portale web “partecipaMi” nel 2015 di una precisa richiesta all’amministrazione da parte di un cittadino abitante in Muinicipio 6 in merito alla presenza in città di diversi tratti di rotaie ormai dismesse dalla circolazione tramviaria (vedi qui e qui) aveva subito destato una convinta condivisione ed il relativo interesse ad approfondirne i motivi che determinano la mancata rimozione delle stesse, nonostante che nell’ultimo decennio questo tema sia stato spesso sollevato all’attenzione dell’assessorato di competenza.

La rimozione dei binari dismessi porterebbe subito in primo piano una ulteriore decisione “scomoda” ma necessaria con gli opportuni approfondimenti e confronti tra cittadinanza, sovrintendenza ai beni culturali ed amministrazione: riposizionare il pavè o utilizzare l’asfalto tradizionale?

Ogni utente di mezzi a 2 ruote ne conosce la pericolosità, di notte soprattutto che, unita alla cattiva manutenzione della pavimentazione a ciotoli ove esiste la contemporanea presenza con le rotaie, fà di questo connubbio (rotaie + masselli) un mix devastante in termini di danni alla persona e ai mezzi di locomozione in caso di cadute.


Ben 11 anni fa Annachiara Sacchi scriveva in merito ai 22 km. di rotaie dismesse sul Corriere della Sera, lo riprendiamo in toto per esemplificare la sistematica condotta contro esigenze documentate e a danno della cittadinanza delle amministrazioni che da allora, con un mix totale delle forze politiche in campo non solo non hanno risolto la problematica ma continuano a respingere quanto viene portato alla loro attenzione per ottenere soluzioni definitive alle diverse segnalazioni.

 

«Troppi binari morti, bici e pedoni a rischio»

Denuncia di Ciclobby: in città 22 chilometri di linee abbandonate, un pericolo inutile. «C' è poco rispetto per i ciclisti». «Rotaie e pavé i miei nemici»

 

Ci inciampano. Quando piove ci scivolano sopra, con le ruote che pattinano e i freni impazziti. Le avvistano da lontano e immediatamente studiano itinerari alternativi, non importa se il tragitto si allunga. «È sempre meglio evitarle». Ciclisti milanesi versus rotaie. Tanto più odiate quando si sa che non servono a nulla, perché lì il tram non passa da anni. Come in via San Vittore, dove l' ultima carrozza è transitata nel 1952. Sono 93 le tratte con binari fuori esercizio, in tutto 22 chilometri di ferro inutilizzato. E da Ciclobby, l' associazione di chi ama le due ruote, arriva la denuncia: «Il Comune le rimuova: ci sono già troppi pericoli per noi». Corso di Porta Romana, ripa di Porta Ticinese, via Valtellina, via Palestro, via Ausonio (ci passava l' 8, fino al ' 79). Metri e metri di binari che aspettano di essere rimossi. «Sembrano sciocchezze - spiega Gigi Riccardi, presidente della Federazione italiana amici della bicicletta (Fiab) - ma ne va della qualità della vita. Un esempio terrificante? Corso Magenta. Le rotaie dismesse sono un inutile pericolo per ciclisti e motociclisti. Ma assistiamo a un continuo rimpallo di competenze». Dall' Atm arriva la precisazione: «Se i binari non sono in esercizio, l' azienda non deve eseguire alcuna attività manutentiva. Potranno essere rimossi solo quando il Comune dovrà provvedere al rifacimento del manto stradale». In sostanza, non si tolgono le rotaie finché non si sistema la strada. Costo dell' operazione, a spese del Comune, 210 euro per ogni metro di binario se il pavimento è in masselli (più 67 euro al metro quadrato per rifare la carreggiata), 152 euro se la strada è in asfalto e la tratta rotabile in masselli, 106 se c' è solo asfalto. Da aggiungere, l' onere di rimozione. Interventi molto costosi «tanto più che - dicono dall' assessorato al Traffico - i posatori di masselli sono sempre più rari. Una volta erano bravissimi. Per questo in via San Vittore non si è ancora intervenuti: l' ammaloramento della strada non è grave». Confermano dall' assessorato ai Lavori Pubblici, guidato dal vicesindaco, Riccardo De Corato. «Per il momento - viene spiegato - non sono previsti appalti per la rimozione di rotaie, ma dovranno essere predisposti interventi in questo senso». E sono decine le pratiche alla voce «insidie stradali» con cui i milanesi denunciano l' amministrazione. Ribatte Riccardi: «La macchina comunale non funziona. Con Palazzo Marino non si riesce a parlare di mobilità». E poi ci sono le buche. Nei parchi, soprattutto. «A Milano - accusa il presidente del Codacons, Marco Donzelli - non si fa più manutenzione. Il Codacons invita chi si è procurato ferite o distorsioni a fare causa al Comune». Rincara la dose l' assessore regionale lombardo allo Sport, Piergianni Prosperini: «Milano non è una città per le biciclette». E dice: «Sarà difficilissima la costruzione di piste ciclabili nel centro cittadino. La colpa? Strade strette e molto traffico. Le piste riservate alle due ruote sono belle sulla carta, ma realizzabili solo al di fuori della cerchia dei Navigli: in centro già non ci passano le auto. È il prezzo che si paga per il progresso.                    Annachiara Sacchi



In un incontro con l’allora Assessore ai Lavori Pubblici Carmela Rozza, affiancata da un suo capo-tecnico, venimmo a conoscenza delle difficoltà e dei relativi costi elevati per sostenere la rimozione delle rotaie, dovute alla presenza di amianto nel ballast tra le traverse sottostanti che, per ovvi motivi, dovrebbero essere rimosse con una serie di accorgimenti particolari, di estensione del cantiere e della durata dei lavori improponibili allo stato attuale, per tempi e costi dell'intervento.

Ci era stata assicurata la messa in opera di un nuovo prodotto sigillante che, inserito nella gola della rotaia avrebbe riempito la fessurazione dando un miglior aggrappaggio ai pneumatici grazie al grip del materiale.

Il tutto era oggetto di test in alcuni tratti.

Non abbiamo sentore di come siano andate a finire le prove e l’applicazione massiva nelle vie interessate.

Per quanto riguarda la manutenzione del pavè, che ogni milanese coi capelli grigi ricorda eseguito con abilità e costanza da apposite squadre di “stradini” per decenni, ci era stato segnalato che il problema è la mancanza di manovalanza specializzata.

Secondo noi la questione è legata alla gestione al risparmio di appalti generici di manutenzione stradale ad aziende che a malapena gestiscono con i loro sub-appaltatori le vie in asfalto (vediamo anche in questo lavoro banale come riparazioni e rappezzi non siano mai definitivi anche per l’utilizzo di materiali di scarsa qualità), figurarsi quelli sul pavè.

Concludendo: il tema è importante e necessita di interventi urgenti in TUTTA la città per le attuali pavimentazioni lastricate, a maggior ragione con la presenza di rotaie.

Abbiamo queste direttrici più che dismesse, ripariamole come si deve, richiamiamo imprese adatte (ce ne sono) e sistemiamo le nostre vie prima di piangere altri morti  e feriti, più o meno gravemente.

In contemporanea, che si apra un ampio dibattito con associazioni, comitati ed utilizzatori dei mezzi a 2 ruote per trovare soluzioni definitive e durature, magari prendendo spunto da esperienze di altre grandi città europee dove il problema è stato risolto con soddisfazione dell’utenza pubblica e dei cittadini.

Ringraziamo in anticipo l’Assessorato Mobilità, Ambiente presieduto da Marco Granelli per un cortese riscontro.

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