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Inviato da avatar Oliverio Gentile il 22-07-2013 alle 20:44

Dall'Ufficio Stampa della Presidenza della Provincia di Milano:

Province, Podestà risponde a Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella
 
Milano, 22 luglio 2013 - Il presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, ha replicato questo pomeriggio, attraverso una lunga lettera apparsa sul sito istituzionale dell’Ente (www.provincia.milano.it) all’articolo apparso, ieri, sulle colonne del «Corriere della Sera» intitolato “La spesa delle Province tutta in affitti e stipendi” a doppia firma, Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella.
Nella lettera, Podestà sottolinea come le Province rappresentano solo una piccolissima parte della Pubblica Amministrazione. Spiega il presidente «Stella e Rizzo ci dicono che pesa otto miliardi e 633 milioni di euro la spesa corrente delle Province, vale a dire i soldi per personale, affitti, benzina, stipendi degli assessori, gettoni dei consiglieri... Ma è proprio dai puntini di sospensione presenti in quel passaggio che dobbiamo partire per una semplice riflessione. Se la spesa per amministrazione e gestione è pari a due miliardi e 325 milioni (il costo del personale delle Province italiane, in base ai dati Siope 2012 della Ragioneria Generale dello Stato, è pari a oltre due miliardi di euro), di questi, solo 105 milioni sono da attribuire a spese per gli organi istituzionali (presidente, giunta, consiglio). Nei restanti sei miliardi sono comprese, però, spese fondamentali (e insopprimibili) per i cittadini come la manutenzione ordinaria di scuole e strade, il funzionamento dei centri per l’impiego, la gestione dell’ambiente, il finanziamento del trasporto pubblico locale, gli interventi per le politiche sociali, il turismo e la valorizzazione dei beni culturali. Funzioni che, se tolte alle Amministrazioni provinciali, andrebbero comunque a ricadere su altre Istituzioni senza produrre alcun risparmio per lo Stato».
Prosegue argomentando Podestà «Rizzo e Stella ci potrebbero forse spiegare perché in taluni casi la Carta Costituzionale sia un totem che non si può e non si deve scalfire e, in altri casi, sempre più numerosi, sia semplice carta straccia, per cui è lecito eludere sia l’aspetto formale, sia quello sostanziale del dettame costituzionale.
Vogliamo ricordare qualche esempio in proposito?
-        Il Salva Italia era, con assoluta evidenza, una scorciatoia illegittima per fare una riforma istituzionale, fuori dal rispetto della Carta Costituzionale. Eppure ottenne le firme necessarie a garanzia di tale legittimità. Oggi la Corte Costituzionale riafferma tali principi.  
-        Alcune Province (35, per ora, comprendendo quelle siciliane di cui tratterò più avanti) sono state commissariate, al termine dei mandati elettivi dei Consigli Provinciali e, a milioni di italiani, è stato negato il diritto di voto (cosa che la Costituzione dovrebbe garantire) in attesa di una eventuale futura legge che avrebbe dovuto o dovrebbe abolire le Province, legge che, a distanza di due anni, non è ancora arrivata in porto».
Un passaggio riguarda poi la confusione con cui si sta operando verso la costituzione della Città metropolitana. Ricorda, infatti, Podestà «Rizzo e Stella si meravigliano che le risorse dedicate agli investimenti da parte delle Province siano fortemente diminuiti in questi anni. Innanzitutto, dimenticano il Patto di stabilità che penalizza tutti gli enti locali impedendo, di fatto, la realizzazione di nuove opere pubbliche. Abbiano, inoltre, la bontà di analizzare la sentenza del Tar Liguria che boccia la Spending Review, affermando che i tagli operati sui bilanci delle Province non avrebbero consentito di rispettare il principio declinato a cappello di tale stessa legge e cioè “l’invarianza dei servizi per i cittadini”. Con forza, i rappresentati delle Province portarono elementi e dati che vennero accolti, nel confronto con i tecnici del Ministero, ma rifiutati in chiave politica nel successivo incontro, al quale parteciparono i Ministri Cancellieri, Giarda e Patroni Griffi. Era presente anche l’allora Presidente di Anci, Graziano Delrio, che, oggi Ministro agli Affari regionali e Autonomie locali, propone (se sono veritiere le bozze del testo di proposta di legge che stanno circolando) una strada legislativa ancora una volta elusiva del dettame costituzionale, volta a trasformare le Province delle principali aree del Paese in Città Metropolitane, fissandone con rigore la scadenza temporale, prima di aver risolto i confini e, soprattutto, i contenuti, le responsabilità delegate, le disponibilità di risorse e la governance. Se tale proposta di riforma dovesse essere confermata dal Parlamento certamente una cosa risulterà: l’aumento delle opacità e la minor trasparenza di governo metropolitano. Aumenterà l’influenza delle Segreterie dei maggiori partiti e di converso, diminuirà il sacrosanto diritto dei cittadini a scegliere, attraverso il voto diretto, chi li deve rappresentare a livello di governo di area vasta.
Il potere di pochi, invece del diritto di democrazia e di rappresentanza per tutti».
La versione integrale della lettera è disponibile sul sito istituzionale dell’Ente, sull’account twitter @guido_podesta e sul website del presidente www.podestapresidente.it

Ufficio Stampa Presidenza
tel. 02 7740 6655
ufficiostampa@provincia.milano.it

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