Se siete genitori italiani a Milano, siete cittadini di serie B, per tanti motivi. Uno, è che i Rom a scuola ce li porta, a spese vostre, una sorta di taxi collettivo del Comune. Si, è vero, loro lo chiamano ‘bus’, ma il bus non ti prende davanti casa, quello è il taxi. E i signori zingari che vivono nei campi nomadi, hanno preso talmente l’abitudine ad essere serviti e riveriti che ora protestano.
E con loro, quella sorta di giornale che si finge ‘legalitario’, chiamato Fatto Quotidiano. Si lamentano, perché quello che loro definiscono ‘il pulmino scolastico’, che prima accompagnava i rom dai campi nomadi a scuola, è stato sospeso dal comune.
“Le linee guida d’intervento (sulle popolazioni rom, ndr) approvate un anno fa dalla giunta sono rimaste solo dichiarazioni d’intenti smentite dai fatti, o meglio ancora dal non fare”, delira l’Opera nomadi di Milano.
Quello che è un privilegio, si è trasformato in un diritto.
E sentite le parole di una dipendente statale che si fa chiamare maestra: “È giusto che i genitori si assumano le loro responsabilità, ma tutto ciò è parte di un percorso”, dice Gabriella Conedera, insegnate e per tanti anni responsabile per i rom e gli stranieri della scuola primaria di via Russo. Avete capito, ‘parte da un percorso’: solite parole prive di senso generate dalle menti confuse dei radical chic. Ovviamente la signora fa la ‘splendida’ con i soldi degli altri. Lo stipendio lo prende dai contribuenti, gli stessi che pagano il taxi agli zingari.
L’istituto in questione, scrive il Fatto Quotidiano in un delirio crescente “ha un legame storico con la comunità nomade che ora abita nel campo comunale di via Idro. Prima di trasferirsi lì, infatti, i rom si erano accampati proprio dietro la scuola. Era il 1985.“.
E’ lo stesso campetto nomadi che ospita le due famiglie nomadi che si sono prese a pistolettate al San Raffaele. Bella gente. Mandateli a scuola con i vostri figli.
Fonte: (Qui)


