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Qualche verità scomoda e qualche domanda all’Amministrazione comunale sugli sgomberi dei campi rom di via Montefeltro e di via Brunetti del 25 novembre 2013.
All’indomani dello sgombero dei campi rom di via Montefeltro e via Brunetti del 25 novembre 2013, l’assessore Granelli, intervenendo nel forum del sito web partecipaMi.it, ha dichiarato che con lo sgombero si è interrotto “un percorso troppo intriso di difficoltà e negatività”, che lo sgombero “serve per uscire da una situazione che chiude le possibilità”, che “comunque questi interventi di allontanamento non sono violenti, sono dei momenti di passaggio, dove ci si relaziona con gli operatori, dove si parla con le rappresentanze delle popolazioni o con le associazioni, dove non si fa guerriglia”.
Sempre secondo l’assessore, questo percorso è stato garantito a tutti i rom sgomberati, perché “nessuna famiglia con minori che si è presentata ai due tavoli degli operatori e ha accettato di farsi identificare, è stata lasciata fuori”.
Gli sgomberi sarebbero stati una sconfitta solo per le persone che hanno preferito non farsi trovare o rifiutare l’accoglienza, “come i 450 circa che non hanno accettato in via Brunetti e in via Montefeltro… forse perché per le loro attività avevano necessità di non avere quei controlli che ci sono nei Centri di Emergenza Sociale” e come “le numerose giovani ragazze provenienti da diversi insediamenti abusivi che sono state arrestate per scippo in metropolitana o in Galleria Vittorio Emanuele o nei negozi degli assi commerciali di Milano”.
Questo intervento contiene alcune generalizzazioni inaccettabili, come quella secondo la quale chi non accetta le soluzioni offerte dal Comune lo fa perché vuole continuare a svolgere traffici illeciti come compiere scippi in metropolitana. Si tratta di affermazioni che, nel tentativo di difendersi dall’accusa di essere “troppo morbidi” e “accoglienti” nei confronti dei Rom, stigmatizzano tutti i Rom, non solo quelli che delinquono; affermazioni che, purtroppo, riproducono e giustificano pregiudizi e discriminazioni che si dice a parole di voler combattere. Troviamo incomprensibile e inaccettabile che siano state pronunciate da un amministratore pubblico, rappresentante di un governo progressista della città.
Ma l’intervento dell’assessore Granelli contiene anche numerose inesattezze e alcune mezze verità, sulle quali vorremmo fare e chiedere chiarezza.
Cominciamo col dire che, secondo le notizie che i volontari del Naga hanno raccolto durante lo sgombero e nei giorni successivi dalla voce dei diretti interessati, non risulta sia vero che “nessuna famiglia con minori che si è presentata ai due tavoli degli operatori e ha accettato di farsi identificare, è stata lasciata fuori.”
Numerose famiglie, alcuni dicono una cinquantina, avrebbero chiesto di essere accolte nei centri di emergenza sociale e sono state lasciate fuori.
E questo, anzitutto, per un semplice “problema di numeri” e cioè perché TUTTI NON CI STAVANO.
- Nei mesi scorsi il numero delle persone presenti nei campi di via Montefeltro e via Brunetti è costantemente aumentato, in seguito ai continui allontanamenti/sgomberi (nel suo intervento lo stesso assessore Granelli parla di “10 grandi sgomberi” e di “oltre 50 micro-sgomberi tra marzo e ottobre 2013”), fino a raggiungere a novembre quasi 1000 persone, di cui circa 400 bambini(secondo quanto riportato alla stessa amministrazione nel corso dell’incontro tenutosi in Comune il 6 novembre 2013).
- I Centri di Emergenza Sociale di via Barzaghi e via Lombroso, al momento dello sgombero, potevano ospitare, secondo quanto ci è stato detto da rappresentanti dello stesso Comune, non più di 200-250 persone, oltre a quelle già presenti a seguito di precedenti sgomberi.
E difatti, le persone accolte sono state 234.
Dove si pensava di sistemare tutte le altre? Con quali criteri alcune famiglie che hanno chiesto un’alternativa allo sgombero sono state accolte e altre no?
Vorremo che il Comune desse risposte precise a queste domande.
Il solo criterio di cui si ha certezza è che l’Amministrazione non ha offerto alternative “a chi aveva già avuto non più tardi di due anni fa soldi e accoglienza e ora pensava di ripresentarsi per un altro giro”. Anche in questo caso, vorremo chiedere all’Amministrazione comunale di fare chiarezza. A quali famiglie ci si riferisce? Di che soldi e accoglienza si parla? Se queste persone si sono ritrovate daccapo a essere sgomberate da un campo irregolare in un mattino gelido d’inverno, perché meritano di essere lasciate al freddo?
Ci risulta anche che alcune famiglie si siano allontanate spontaneamente prima dello sgombero e che alcune non abbiano voluto accettare la soluzione offerta dal Comune. Anche in questo caso, però, bisogna dire alcune verità scomode che il Naga denuncia da tempo.
I due centri di Barzaghi 2 e di Lombroso offrono soluzioni :
- PRECARIE (al massimo vi si può restare 200 giorni, e poi?)
- INADEGUATE (sono stanzoni che accolgono 25-30 persone, organizzate per l’emergenza freddo per persone senza-tetto, non per gruppi familiari che hanno cultura, abitudini, modo di vivere, di relazionarsi, di alimentarsi, diverse e non permettono alcuna privacy).
- INSUFFICIENTI (almeno come alternativa da proporre durante gli sgomberi perché in totale possono ospitare al massimo 250 persone, da tempo sono praticamente al completo e, solo in questi ultimi mesi, sono state sgomberate centinaia di persone).
Questi sono i principali motivi per cui la maggior parte dei Rom non accetta questa alternativa.
I “percorsi” di cui parla l’assessore Granelli richiedono più tempo e più risorse di quelle oggi messe in campo. Ci risulta che nei centri di emergenza i “percorsi per raggiungere l'integrazione sociale negli ambiti abitativo, lavorativo e scolastico” siano stati praticamente inesistenti: sono state assegnate solo alcune borse lavoro, per alcune persone sono stati trovati lavori stagionali; non è stata assegnata nessuna abitazione stabile.
Quel che da mesi chiediamo al Comune è che ci dica con precisione cosa si pensa di fare una volta che siano trascorsi quei 200 giorni e come si pensa di poter affrontare con risorse così limitate la situazione dei circa 2300 Rom che abitano nei campi irregolari della città di Milano.
Quando chiediamo una moratoria degli sgomberi, come abbiamo fatto con altre associazioni anche in questo caso, non è certo perché riteniamo che campi come quelli di Montefeltro e Brunetti siano una soluzione abitativa adeguata; siamo ben consapevoli, dato che li conosciamo bene, del fatto che sono luoghi invivibili e di degrado.
Lo chiediamo perché sappiamo che le sistemazioni offerte nei Centri di Emergenza Sociale non costituiscono un’alternativa reale che davvero offra un dignitoso percorso di uscita dal disagio sociale.
E lo chiediamo insieme alla richiesta di un intervento di “riduzione del danno”, che garantisca comunque, a chiunque:
- la tutela igienico/sanitaria (raccolta dei rifiuti, acqua, energia elettrica, servizi igienici)
- la tutela dei minori (scuola)
- l’assistenza per l’avvio a eventuali percorsi lavorativi e all’eventuale accesso all’edilizia residenziale pubblica.
Gli sgomberi, anche se non sono violenti (non solo grazie alla volontà del Comune di non arrivare alla violenza, ma anche perché i Rom non hanno mai reagito con atteggiamenti violenti agli sgomberi e sono sempre stati disponibili al dialogo e questa è un’altra verità taciuta dai più ..), anche se le famiglie che vanno nei centri non vengono più separate, sono una sconfitta per tutti, non solo per chi non trova accoglienza o non l’accetta alle condizioni date.
La notte del 25 novembre, dice l’assessore Granelli, trentuno bambini hanno potuto dormire “in un letto caldo, senza topi e senza immondizie”. Ma dove hanno dormito e stanno dormendo le altre centinaia di bambini e adulti sgomberati?
Infatti ci risulta che da lunedì 25 molti Rom sgomberati “si sono sparpagliati nel territorio, occupando altre aree o rioccupando le stesse zone a pochi giorni di distanza” (frase che l’assessore Granelli ha usato per descrivere cosa succedeva con la precedente amministrazione, ma che purtroppo può essere usata ancora oggi per descrivere ciò che sta succedendo nella zona Cimitero Maggiore) e sono stati in questi pochi giorni più volte ri-sgomberati in una continua, estenuante, inaccettabile rincorsa…..
Un’ultima domanda: perché da tempo l’assessorato che si occupa dei Rom è solo quello alla sicurezza?
In attesa di un vostro riscontro alle molte domande che poniamo, vi salutiamo.
I volontari del servizio di Medicina di strada del Naga
NAGA Associazione Volontaria di Assistenza Socio-Sanitaria e per i Diritti di Cittadini Stranieri, Rom e Sinti Via Zamenhof, 7/A -20136 Milano Tel: 0258102599 - Cell 3491603305 - Fax: 028392927 www.naga.it - naga@naga.it
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