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Inviato da avatar Lorenzo Pozzati il 10-01-2014 alle 10:29

Milano bene pubblico

Luca Gibillini, consigliere comunale di Sel, terminando un suo intervento sul Corriere (riguardo gli interventi che il Comune farà, con addebito delle spese ai proprietari di edifici abbandonati fatiscenti) dice: "La speculazione immobiliare che lascia deperire gli spazi non è più tollerabile".

Condivido quanto dice ed aggiungo: la speculazione immobiliare tout court, non deve essere più tollerabile.

http://milanesi.corriere.it/2014/01/08/edifici-abbandonati-se-la-proprieta-non-ci-pensa-deve-intervenire-il-comune/



Edifici abbandonati, se la proprietà non ci pensa deve intervenire il Comune


A Palazzo Marino abbiamo iniziato a discutere il nuovo regolamento edilizio.

Concentriamoci su solo uno dei 151 articoli previsti, per la precisione sull’articolo 12.

In soldoni prevede che tutti gli edifici abbandonati, non utilizzati, da oltre 5 anni e per almeno il 90% della struttura, possano essere, dopo un preciso iter amministrativo, essere restituiti ad una funzione pubblica.

Quindi, chi ha abbandonato un immobile, generando in questo modo degrado e abbandono, togliendo dalla disponibilità cittadina uno spazio edificato, riceverà una diffida che impone di sistemarlo. Se la proprietà non lo fa in 90 giorni, il Comune lo ristruttura anticipando i costi e imputandoli alla proprietà.

E se l’intervento fosse per il Comune eccessivamente oneroso o non immediatamente attivabile, attribuisce a tali beni una destinazione pubblica. Milano da troppi anni assiste al degrado crescente di sempre più stabili abbandonati, spesso perchè oggetto di speculazioni o addirittura di truffe.

E’ il caso della Torre Galfa, per citarne una famosa, ma anche di altre centinaia di immobili.La città nel frattempo assiste anche alla crescente fame di spazi a canoni accessibili, per attività produttive, per l’aggregazione, per l’associazionismo, per numerose funzioni necessarie per rilanciare la città, ma anche per sottrarre al degrado e al consumo inutile di suolo tanti tanti metri quadrati urbani.

Si aprirà una grande battaglia: il centrodestra sostiene che questa norma sia uno strumento di “socialismo applicato” (sic), di “esproprio proletario legalizzato” (sic).  Dall’altro lato alza la voce anche l’organizzazione di categoria dei proprietari immobiliari che chiama in causa l’articolo 42 della Costituzione che garantisce la proprietà privata e imputa al nostro articolo 12 milanese la messa in discussione della libertà di possedere beni.

Dimenticano la precisa definizione dell’articolo costituzionale numero 42 che recita: “La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.”

La discussione arriverà presto in consiglio comunale.

Secondo me, con questo nuovo articolo del regolamento edilizio, si sostiene che Milano è un bene pubblico e la speculazione immobiliare che lascia deperire gli spazi non è più tollerabile.

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