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Inviato da avatar Roberto Michele Mazzilli il 05-12-2014 alle 00:22

ecco l'unione destra e sinistra alle spalle dei cittadini

I MILIONI “RUBATI” CON IL BUSINESS DEI CLANDESTINI? GRAZIE AL COCCO DI VELTRONI. SAI CHIE ‘ QUESTO SIGNORE? SAI CHE 20 ANNI FA EBBE UNA CONDANNA INFAME?

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/14_dicembre_03/odevaine-cambio-cognome-una-condanna-droga-45da1450-7ae8-11e4-825c-8af4d2bb568e.shtml

«Odevaine cambiò cognome dopo una condanna per droga»

Scelto da Veltroni e Zingaretti, ha conservato per 25 anni il segreto ora rivelato dall’ordinanza sulla mafia a Roma. Nell’aprile scorso gli Usa gli hanno negato il visto«

ROMA – Ha cambiato cognome per nascondere una condanna per droga, poi cancellata dall’indulto, allo scopo di non compromettere la sua carriera nelle istituzioni. È il segreto che Luca Odevaine, 58 anni, prima vice capo di gabinetto con Walter Veltroni, poi capo della polizia provinciale con Nicola Zingaretti e ora al Tavolo di coordinamento nazionale sull’accoglienza per i richiedenti asilo del ministero dell’Interno, è riuscito a celare per 25 anni. Finché, adesso, a rivelarlo è l’ordinanza del gip Flavia Costantini sulla mafia a Roma.

CONDANNA E INDULTO

La condanna risale al 1989. «Due anni di reclusione per il reato di stupefacenti – scrive il giudice – pena per la quale gli è stato concesso l’indulto nel 1991 e la riabilitazione nel 2003». Ma Odevaine, considerato dalla procura un elemento centrale nel business degli immigrati, non vuole rovinarsi la carriera iniziata a Legambiente negli anni ‘90: e «per non compromettere le sue possibilità istituzionali si fa cambiare il cognome». È un escamotage «di cui nessuna delle amministrazioni interessate si accorge». Negli Stati Uniti, invece, Odevaine non sfugge a più solerti controllori. Il dipartimento di Stato Usa, osserva Costantini, «gli nega il visto d’ingresso per i suoi precedenti penali, fatto di cui l’indagato si duole assai, proprio mentre commette gravissimi reati contro la pubblica amministrazione».

«MI HANNO RESPINTO, ROBA DA MATTI»

Accade pochi mesi fa, ad aprile scorso. In un’intercettazione Odevaine se ne lamenta: «Sai che gli americani mi hanno respinto il visto… mi hanno messo l’articolo di una legge… e mi hanno citato l’articolo di una legge che dirà che se uno è stato condannato non può anda’ negli Stati Uniti, cioè una roba da matti… è veramente una cosa assurda, cioè in una democrazia come quella… cioè che uno abbia avuto una condanna 26 anni fa… che sia stato riabilitato e comunque ha avuto ruoli pubblici e tutto quanto tu non puoi anda’ negli Stati Uniti».

«A LUCA GLI DO CINQUEMILA EURO AL MESE»

«Lo sai a Luca quanto gli do? Cinquemila euro al mese… ogni mese… e io ne piglio quattromila». È questa una delle intercettazioni in base a cui la procura contesta a Odevaine di pilotare i flussi degli immigrati nei centri di Salvatore Buzzi, il braccio destro di Massimo Carminati. Odevaine, per l’accusa, è «un signore che attraversa, in senso verticale e orizzontale, tutte le amministrazioni pubbliche più significative nel settore dell’emergenza immigrati» e il suo «sistema», così lo definisce l’ordinanza, si fonda «su una attribuzione di favori a imprese amiche, che si dividono il mercato». In un’altra conversazione è lo stesso Odevaine che spiega: «Cioè chiaramente stando a questo tavolo nazionale… e avendo questa relazione continua con il ministero… sono in grado un po’ di orientare i flussi che arrivano da… da giù»

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Così le coop hanno riempito Roma di profughi e campi rom
“Gli immigrati rendono più della droga”. Ecco perché, nonostante il tetto di 250 profughi, a Roma ce ne sono più di 2.500

“Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”. Massimo Carminati aveva un braccio destro proveniente dall’estrema sinistra.

Ma Salvatore Buzzi, 59 anni, arrestato con il presunto capo della “Mafia Capitale”, intercettato dai carabinieri diceva candidamente che “la politica è una cosa, gli affari sò affari”.

E lui, condannato in passato per omicidio, si era inventato prima una cooperativa sociale con ex detenuti, poi aveva creato un piccolo impero nel settore. Capace di mettere al tavolo – in senso letterale – esponenti di destra e di sinistra, a lui Carminati aveva chiesto di “mettersi la minigonna e battere” per ingraziarsi la nuova giunta Marino. Perché, grazie alla sua cooperativa e al sodalizio con l’ex vicecapo di gabinetto di Walter Veltroni, Luca Odevaine, facevano tutti una “paccata” di soldi coi fondi per l’accoglienza degli immigrati e per la gestione dei campi nomadi.

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