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Inviato da avatar Angelo Mandelli il 05-10-2015 alle 18:50

LA DITTATURA DEI WRITERS. LA LORO "ARTE" DEVE ESSERE IMPOSTA A TUTTI

Chi crede che siamo in una società democratica si sbaglia di grosso. Siamo in mano a gruppi di prepotenti che ci impongono la loro volontà senza chiederci il permesso.

L’esempio più tipico è quello dei “writers”. Cioè la categoria peggiore di malati di mente, esibizionisti e megalomani.

Prendono di mira un muro, un cavalcavia o un sottopasso e ci installano sopra le loro leziosità assurde e vomitose: pecore con le nuvolette, sigarette animate con fumetti, facce stilizzate, teschi e nostri. Che ovviamente vengono definite “opere d’arte”. E tutti devono sorbirsele.

Siccome sono “belle” per loro, allora devono andare bene per tutti obbligatoriamente.

“La legge siamo noi!” “La città è cosa nostra”, come nei peggiori regimi dittatoriali o mafiosi.

Automaticamente le loro opere vengono definite come “arte”, e quindi intoccabili per definizione (perché non sarai mica così fetente da essere contro l’arte, no?).

Ovviamente tutti siamo favorevoli all’arte. Ma qui il problema non è l’arte (o quella che qualcuno presume che sia tale). Il problema è DOVE farla. Una volta i pittori le facevano su tele o fogli di carta, e ciascuno era libero di apprezzarle o meno.

Ognuno può avere le sue opinioni e i suoi gusti sull’arte del passato, sull’astrattismo, sull’impressionismo, sul futurismo… E decidere quale quadri gli piacciono e vuole trovarsi davanti agli occhi.

Ad esempio, a me Guernica di Picasso mi fa venire l’acidità di stomaco. Però per fortuna posso fare a meno di vederlo.

Invece le “opere” dei writers te le devi sorbire per forza, volente o nolente, perché te le piazzano sul cavalcavia che percorri ogni giorno per andare a lavorare.

Che la “street art” nella migliore della ipotesi, sia arte “fuori luogo” lo si capisce da una considerazione molto semplice. Pensiamo a cosa succede nelle case private (dove la gente è libera di gestirsi come vuole). Salvo casi eccezionali, i privati cittadini tengono le loro case accuratamente pulite e a tinta unita. E non vorrebbero mai che lo scivolo del box, l’androne del condominio, la facciata, le tapparelle venissero dati in pasto ai writers, per farci sia pure disegni bellissimi.  E lo stesso vale per le carrozzerie della auto.

I malati di mente della Street Art possono trovare spazio solo nelle aree pubbliche, grazie alla demagogia delle amministrazioni, a cui, ovviamente, non gliene frega niente delle cose pubbliche, che non sono loro, ma sono di “tutti”, cioè di nessuno. Quindi le concedono ai graffitari.

La cosa è diventata addirittura grottesca con la delibera dei 100 muri “liberi”, partorita dalle menti eccelse della amministrazione Pisapia.

Anche quei pochi cavalcavia o sottopassi che si erano salvati dalla “street art”, sono stati presi d’assalto.

Si pensi solo al Ghisallo.

E se qualcuno, pensando che i muri sono liberi, pensasse di cancellare le pagliacciate graffitare, si troverebbe di fronte le rimostranze dei graffitari stessi, che considerano “cosa nostra” i muri “liberi”.

Cioè sono “liberi”, ma solo per loro.

Ennesima dimostrazione che il writing è una solo una forma di dittatura e bullismo. Analoga al regime fascista o sovietico.

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