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ATTENZIONE! QUESTA RISPOSTA NON E’ UN SMS. CHIEDO SCUSA A CHI VORREBBE RISPOSTE CONCISE COME LE FORMULE DELLA FISICA, TIPO E = mc2
Alcune considerazioni -tanto per non perdere a tempo debito l’occasione di tessere il filo dei pensieri- sull’ottima conferenza del prof Bonanni alla Filosofia sui Navigli domenica 4 maggio sulla Geometria sacra, tra macrocosmo e microcosmo. Una relazione ricca, che fa capire a noi filosofi o pseudo filosofi di non aver capito le vere strutture del pianeta che abitiamo (come le vede un intelligente fisico), e se la prendiamo nel senso socratico del sapere di non sapere, o del capire di non capire, di non capere o contenere praticamente tutto questo, è forse solo un modo per consolarci (appunto, filosoficamente) del senso di colpa che ci genera la crescente consapevolezza di tanta e poco dotta ignoranza. Ma tant’è, abitiamo un mondo che non conosciamo, una casa di cui non conosciamo i mattoni e le fondamenta, mentre stiamo ancora a discutere sul fondamento dell’Essere e del Senso. Siamo tutti un po’ ancora antropomorfici e umanisti ad oltranza, direbbe il fisico prof Bonanni, se pensassimo ancora che questo pianeta non potesse fare a meno di noi, anche come testimoni. Ma sapere come funzionano le cose, perché anche secondo Einstein Dio non gioca a scacchi col mondo, è quanto meno utile, se non necessario, abitare questo mondo. Insomma il mondo, per non dire il cosmo, hanno un metron, una misura. La geo-metria è sacra in quando Misura della Terra, ossia con delle regole e delle proporzioni che ci attraversano e ci trascendono, almeno finchè non le conosciamo tutte (ma le conosceremo mai tutte?). La sacralità della Geo-metria del Creato sta nella sua divina ontologia, o nel semplice fatto che non la conosciamo? Sacro vuol dire Separato, rileva il relatore all’inizio del discorso, dalla radice indoeuropea della parola. Ma questa radicale geo-metria del cosmo (Platone diceva di non accettare nella sua Accademia filosofi che non fossero geometri) è separata o sacra in quanto, ripeto, divina, o in quanto a noi sempre incomprensibile interamente? La Misura, il Metro, la Proporzione, sono state la cifra della civiltà greca da cui deriva l’occidente. Il cosmo ha già un suo Metron, che l’uomo non può scalfire ma solo, a quanto pare, rispettare, conoscere, godere, nella fisica come nella metafisica e come soprattutto nell’arte, il più bel Ponte fra microcosmo e macrocosmo. Forse l’Arte coglie questo metron e queste leggi del cosmo ancora prima che le colga la ragione dei fisici e dei metafisici, chi può saperlo. Certo che anche la Bellezza i greci, e non solo loro, la conoscono come sorella della Proporzione, pel cui il metron e la misura sarebbero la quintessenza non solo estetica ma anche fisica e ontologica del cosmo.
In effetti, come dicevo nel mio provocatorio libro Ponti sull’abisso, l’uomo-che da Protagora in poi dovrebbe essere la Misura di tutte le cose- in Occidente “prende” le misura, come l’Agrimensore del Castello di Kafka, ma non “ha” misura, praticamente è sotto o sopra misura. È smisurato a se stesso. Potremmo dire, kantianamente, che il metron la proporzione e la misura sono per lui ideali Regolativi, L’uomo è la misura di tutte le cose, dico nel mio libro, tranne di se stesso.
Ed ecco allora che questa Geometria Sacra del mondo ci fa certo immaginare che siamo in un meraviglioso sacro universo, dominato da una selva di numeri sacri, di forme sacre, da una cosmica matematica universale, ma quanto più aumenta questa consapevolezza di essere nella Bellezza, nella Verità e nel grande Mandala del Cosmo, tanto più rischiamo di sentirci in colpa, perché inadeguati. Il mio dolore è quando non mi sento in armonia, scriveva Ungaretti, e lo stesso Leopardi nell’Ultimo canto di Saffo diceva di non sentirsi idoneo allo splendore di questo universo. Immagini da letterato certo, ma la sensazione che noi siamo dissacranti rispetto a questa Divina Armonia cosmica basata sulle leggi di una Fisica che non perdona l’Ignoranza, è sicura. Ecco perché la conoscenza e l’elogio delle Proporzioni ci vede sempre Sproporzionati. L’elogio della Misura ci vede spesso S-misurati, e lo diceva anche uno scienziato come Pascal.
Ma queste sono solo sensazioni fuori-luogo, forse, rispetto a un discorso impeccabile come quello del prof Bonanni che ci insegna giustamente a capire come abitiamo in un universo giusto, diciamo così, troppo giusto, più in armonia e ‘matematizzabile’ di quanto immaginavano Pitagora, o Galilei. Gli ingiusti, i fuori-luogo, l’umanità che deturpa la purezza del cosmo…. siamo forse noi, poco indispensabili anche a fare qualcosa di queste Formule e di queste Leggi. Tutto questo un giorno ti sarà utile, era il titolo di un vecchio libro….
Queste modeste riflessioni sono solo una kierkegaardiana Postilla non scientifica rispetto a questo brillante discorso, in cui la Fisica dà dei Punti alla Filosofia, o almeno le insegna un odos nuovo, più adatto ai tempi, più fresco e libero dalle vecchie ontologie del Senso e dell’Essere. Del resto Abitare meglio la Terra non è il maggior scopo della Filosofia? E dunque sapere quali ne sono i mattoni non ci aiuta forse a non calpestarla meglio? Effettivamente, anche io che so di non sapere, mi metto in ascolto sentendo parlare di misura del Geo e sezioni auree, ho qualcosa da imparare e forse troppo, come tanti pseudo filosofi alla Talete inciampano su un fosso guardando in aria le stelle, sotto gli occhi di una serva tracia o di un fisico italiano che li deride: era meglio mappare il territorio, conoscerlo meglio, e soprattutto tenere lo sguardo basso, sulle pietre oltre che sulla luna.
La bellezza della Fisica, per un letterato-filosofo come me, sta in quello che non ho mai capito, ossia la scienza delle Proporzioni, il Metron classico, quello che in Poesia Baudelaire chiamava Corrispondenze. Anche il Poeta simbolista, come certo Psicanalisti junghiani, gridano ‘Eureka!’ quando trovano una Corrispondenza fra le cose. La grande Fisica può aiutare la Grande Poesia della Terra? Chi lo sa. Certo che se la Verità sta nelle Proporzioni, se la stessa Arte come dimostrato in secoli di pittura e architettura sta nelle Proporzioni, dobbiamo arrenderci- tutti noi Maestri del sospetto: Il Cosmos è Ordine, è sacra Geo-metria, e se non la capiamo, se non ci ‘capiamo’, è perche i profani, i fuori-luogo, gli eretici della Verità e della Bellezza, ahimè, siamo Noi.
C’è un Ordine anche senza uomo, pre-esistente all’Uomo. Il fatto è che, parlando di Quadrati e Cerchi, effettivamente noi ci sforziamo di essere Quadrati, ma né la quadratura del cerchio, né la cerchiatura del quadrato, fanno per noi. Tutto torna in questo meraviglioso discorso della Fisica. Tutto torna, tutto sta in piedi, tutto è in tutto. Tutto è Legge, Numero, Proporzione, Meraviglia. Noi non siamo nulla, neanche solo Soggetti, dentro questo Meraviglioso Oggetto Sacro che ci contiene.
Tutto torna, tranne noi.
Roberto Caracci
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