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Inviato da avatar Gianluca Gennai il 07-07-2025 alle 18:52

Il terzo settore dovrebbe dare prova di avere la capacità e le competenze a partire dalla gestione della formazione scolastica oltre alla classica mediazione culturale (già questo è un limite enorme poiché percorsi integrati con le scuole non credo sia una gestione in capo al terzo settore) oltre a capacità di accompagnamento in divenire (ad esempio l’inserimento nel mondo sociale e lavorativo work in progress durante il percorso formativo ma anche educativo)  compresi i supporti psicologici e le cure necessarie, fino al rilascio dell’individuo formato e pronto per essere un cittadino europeo. Tutto questo non può essere lasciato alle presentazioni su carta o in video, non dovrebbe essere oggetto di discussione da salotto, ci dovrebbero essere dei sistemi di controllo degli aspetti rilevanti, ad esempio nella gestione dei casi in cui un minore si rifiutasse di procedere forte delle protezioni internazionali fino a non essere obbligato a rilasciare i propri dati personali e dunque restando di fatto un fantasma che mangia, vive e di qualcosa campa pur restando nel solco del sostegno gestito dal terzo settore. Quello che scrive Giulio fa il resto in quanto espressione di un pensiero comune condivisibile ma anche criticabile poiché esso stesso si dichiara soddisfatto degli sforzi che fa la Giunta, senza tuttavia tenere conto che questi sforzi non ci sono se non a livello economico, poi, la mano pubblica sparisce ed è il terzo settore resta l’unico artefice arbitro di sé stesso e limitato in molti settori ma con le tasche piene. Anche Lei assessore si rifugia nella difesa d’ufficio come se si parlasse di soli extracomunitari rispetto a soggetti anche italiani nel rilancio del sistema assistenziale di accoglienza e gestione di alcune fragilità piuttosto che di altre. È evidente che ci sia una necessità, la quale non è in discussione, al contrario è in discussione un metodo che fino ad oggi ha dato risultati negativi, portando come esempio anche solo le realtà che si dovrebbero integrare con le complessità del tema dei minori e delle fragilità sociali a Milano, purtroppo argomenti ben chiari alle periferie già oggi.

Il Comune non pare avere settori dedicati e dunque, con l’assessorato al Walfare, si suppone si possa chiudere una partita e di poter gestire piani di supporto ai minori non accompagnati spesso molto complessi nel rispetto dell’andante adagio che a Milano siamo bravi fino ad auto celebrarsi, mettendo in bella copia un progetto in linea con le aspettative europee per ricevere soldi dalla Comunità Europea, stabilendo un binario preferenziale con un terzo settore in linea con il pensiero politico, fine.
lo scenario reale poi, come sempre è ben lontano dai buoni propositi e accordi su carta. Quelle strutture che saranno utilizzare sono in realtà pre-esistenti spesso in periferia. Questo non gestire parte da qui, dall’errore di non voler prendere in considerazione le peculiarità del quartiere dove poi si calano i progetti, creando condizioni sociali potenzialmente estreme sui cittadini, in conseguenza di una inadeguatezza del processo di gestione del minore, che, non gestito, si trova a muoversi in un contesto che non conosce e che spesso scambia per un ring in cui mettersi in evidenza, nell’assenza più totale di un controllo diretto che evidentemente non può esserci (controllare H24 tutti i soggetti è impossibile). Milano non è adatta per questi progetti, al contrario rappresenta un sicuro ambiente in cui poter vivere d’espedienti, dunque un invito proprio per soggetti minori, cioè pensare di sopravvivere con piccoli furti e spaccio, anche facendo finta di volersi integrare, con buona pace di chi utilizza questi dati per ostentare successo e capacità.
Questa è la realtà che purtroppo viene amplificata e esaltata dai social e da tutti i modelli (blogger, rappers) che vogliono dare di Milano un immagine iconica e ricca sulla quale mettere le mani, evidentemente un punto di riferimento per i tanti borderline in cerca di sistemi facili per sopravvivere, annegandosi nelle tante sacche non tracciate, cosi da sparire e riemergere senza nessuna conseguenza. I buoni intenti possono essere attuali altrove, in realtà piccole, più controllabili, soprattutto in posti dove essi stessi avrebbero maggiori possibilità di crescere e dato che il Comune di Milano è anche Città Metropolitana, penso possa agire in questa direzione. A Milano è troppo forte la tentazione di vivere senza integrarsi, anche, purtroppo, aiutati da seconde generazioni che invece sì, andrebbero avvicinate concretamente, insieme alle loro famiglie con processi integrativi e formativi di cittadinanza.   

Gianluca Gennai

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