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Dato che nella sessione viene menzionato Leopardi per quanto attiene alla dimensione dell'individuo dell'essere per la morte, riporterei il seguente passo tratto dal "Dialogo della Natura e di un Islandese", contenuto nelle "Operette Morali":
"Tu mostri non aver posto mente che la vita di quest’universo è un perpetuo circuito di produzione e distruzione, collegate ambedue tra sé di maniera, che ciascheduna serve continuamente all’altra, ed alla conservazione del mondo; il quale sempre che cessasse o l’una o l’altra di loro, verrebbe parimente in dissoluzione. Per tanto risulterebbe in suo danno se fosse in lui cosa alcuna libera da patimento."
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