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Inviato da avatar Giulio Beltrami il 02-06-2026 alle 09:17

Sul tema segnalo la conferenza Massimo Cacciari: La religione è una bugia. Ecco perché siamo vicini alla Guerra Totale, sulla quale ho conversato con l'IA

Il video analizza il pensiero di Massimo Cacciari sulla relazione tra conflitti armati e fede, sottolineando come la tradizione greco-romana concepisca la guerra come un fenomeno puramente politico e laico. L'autore evidenzia la frattura rivoluzionaria portata dal Cristianesimo, che rifiuta il concetto di guerra giusta attraverso il comando di amare il nemico, nonostante la successiva teologia politica abbia cercato giustificazioni storiche alla milizia. Viene criticata la tendenza moderna a trasformare i conflitti in scontri ideologici o religiosi, un processo che rischia di condurre a una guerra totale priva di limiti. Cacciari invoca un ritorno alla razionalità politica e alla ricerca di patti stabili, distinguendo nettamente tra la secolarizzazione occidentale e l'ontologia della civiltà islamica. L'obiettivo finale è sensibilizzare sulla necessità di una difesa europea autonoma che operi secondo logiche di equilibrio e non di annientamento dell'altro.

Secondo Massimo Cacciari, l'idea che nessuna guerra sia giusta nasce da una rottura radicale introdotta dal messaggio di Gesù Cristo, che rappresenta la più grande rivoluzione nella storia dell'umanità rispetto al mondo classico e a quello ebraico.

Ecco le ragioni principali delineate nelle fonti per cui la guerra non può essere considerata "giusta":

  • Il rovesciamento evangelico: Cacciari sottolinea che, mentre nelle tradizioni precedenti (come quella ebraica) si poteva parlare di "guerre del Signore", Gesù introduce un netto rifiuto: "Vi è stato detto che vi sono guerre giuste... e io vi dico no, non ce ne sono". Il comando di amare il nemico e di porgere l'altra guancia annulla ogni possibile giustificazione morale o religiosa per l'omicidio e il conflitto bellico.
  • L'assenza di un "terzo" giudice: Sul piano del diritto e della politica, il concetto di "guerra giusta" crolla perché nel rapporto tra Stati non esiste un tribunale superiore o un giudice terzo che possa stabilire chi ha ragione e chi ha torto. Senza questa terzietà, termini come "offesa" o "difesa" diventano soggettivi: ogni Stato può dichiarare di agire per difesa o per vendicare un'offesa secondo i propri criteri, rendendo il concetto di giustizia del tutto arbitrario.
  • La guerra come rapporto di pura potenza: Pensatori moderni come Machiavelli, Hobbes e Spinoza hanno chiarito che la guerra non risponde a criteri di giustizia, ma a rapporti di forza e di potenza tra autorità politiche. In questo contesto, entrambi i contendenti si considerano "giusti nemici" (justi ostes) semplicemente perché sono Stati che esercitano il loro diritto naturale ad espandersi o difendersi, rendendo la "giustizia" della causa irrilevante.
  • La perdita della "recta intentio": Tommaso d'Aquino cercò di definire la guerra "giusta" attraverso il criterio della recta intentio (la retta intenzione), ovvero l'agire già durante il conflitto con l'obiettivo finale di giungere a un patto di pace con il nemico, anziché alla sua distruzione. Cacciari osserva che oggi stiamo perdendo questo principio, scivolando verso una guerra assoluta che mira all'annichilimento dell'altro, il che è l'opposto di ogni possibile criterio di giustizia.

In sintesi, per Cacciari, la guerra è sempre "nefandum" (nefanda/orrenda) e la pretesa di chiamarla "giusta" è spesso solo un'operazione ideologica o una "falsa coscienza" che maschera conflitti di interesse politico con valori religiosi o morali assoluti.

(Google NotebookLM, revisione Giulio Beltrami)

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