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Inviato da avatar Massimiliano Favoti il 15-06-2026 alle 14:25

Vero: il problema non è Milano. Milano è solo il sintomo visibile di una crisi più ampia, dove la fiducia nelle istituzioni sta crollando ovunque. Ma proprio per questo diventa un laboratorio: se non riesci a ricostruire il rapporto tra cittadini e decisioni qui, nel luogo più vicino, dove puoi farlo?

Il punto che sollevi è centrale: oggi il cittadino non si sente parte, ma spettatore. E quando partecipare non produce effetti concreti, la partecipazione si svuota e diventa frustrazione.
Da lì nasce la tentazione di delegare tutto a un “capo” o, all’opposto, di disinteressarsi completamente. 

Non è solo una crisi di direzione: è una crisi di credibilità della direzione.

E infatti la domanda non è più “chi guida?”, ma: perché dovrei fidarmi di chi guida, se non incide sulla mia vita reale? La risposta che proponi è forse l’unica che regge: dare un ruolo alle persone, non a parole ma nei fatti. Perché la democrazia funziona solo quando chi partecipa percepisce che la propria voce produce effetti, non quando viene semplicemente ascoltato.

E qui sta il nodo: oggi abbiamo tanta “narrazione di partecipazione” e poca redistribuzione del potere.

Quindi sì, prima serve una visione. Ma una visione che non sia calata dall’alto, né lasciata all’individualismo di ognuno. Una visione che dica chiaramente una cosa semplice: la democrazia non è un atto simbolico, è un’esperienza concreta di incidenza. Finché questo non accade, non manca il progetto.
Manca il motivo per crederci.

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