11 anni fa
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Oggi è mercoledì 11 maggio. Mancano davvero pochi giorni al voto milanese. Ho la sensazione forte di un movimento crescente di simpatia, quasi di euforia, attorno a Giuliano Pisapia, che piace per la sua umanità, per la sua fragilità, per la sua onestà, per la sua chiarezza semplice. Mi stupisce molto la partecipazione, ai tanti eventi di queste settimane, da parte di cittadini di ogni età e di ogni ceto sociale. Vecchie barbe un po' imbiancate che rimandano a battaglie del passato accanto a ragazze in leggins e sciarpa leggera arancione, donne che si vede che hanno appena finito di lavorare (quanto sono stanche le donne milanesi oggi?), ragazzi che sorridono (!) quando ti incontrano. Volti puliti (ci laviamo molto), stranamente sereni. Mai sentito rabbia, quasi sempre allegria, spesso ironia e leggerezza. Una generazione di fenomeni. Un nuovo mondo, forse.

E ora sono lì, sospeso tra la sensazione che forse dovrei fare ancora molto per diffondere il materiale che suggerisce come e perché votarmi, e la convinzione che ora è il tempo solo del passaparola convinto, ossia del libero ragionare fra amici, colleghi di lavoro, parenti, frequentatori di bar, magari anche di happy hour. Questa Milano sorniona, un po' sciatta, è come una signora che non vuol far sapere i fatti propri. Ha le sue idee, questa signora abbastanza benestante e un po' demodé, ma non ama rivelarle. Forse è pigrizia, forse è quieto vivere. In questi giorni molti, secondo me, si stanno rendendo conto che hanno in mano, fra le dita, uno strumento per giocare al cambiamento, e vedere l'effetto che fa. Ci stanno pensando: sanno bene che così Milano non va, non funziona. E' grigia, priva di colore, triste (altro che letizia). Lo sanno, perché basta uscire di casa e vedere quel piccolo degrado diffuso, in centro e in periferia, che significa soprattutto una cosa: la gente non sente la città come cosa propria. Non ci mette amore, non si spende, neppure un minuto, per il proprio metro quadrato, o per quello accanto, non dico del vicino, ma del passante.

Viviamo senza progetto, come automi cronometrati per produrre qualcosa che ci consenta di sopravvivere, non di vivere. E dunque adesso i milanesi ci stanno pensando, l'idea è suggestiva: andare in cabina elettorale e, senza dirlo a nessuno, neppure agli amici più fidati, mettere una bella X sul nome di Giuliano Pisapia. Ci vuole poco, giusto un pizzico di coraggio e di passione per il gioco. Non gioco d'azzardo, quasi un investimento sicuro, questo i milanesi lo sanno bene. Pisapia è uno di loro, un borghese, di famiglia borghese, dai modi educati. Certo, è di sinistra (e chi non vorrebbe, dentro di sé, essere almeno un po' di sinistra, senza che questo comporti la radiazione sociale?). Ma Pisapia è di quella pasta di sinistra che sa di buono, di accettabile, di buon senso. Dalla parte di chi ha meno, certo. Ma con l'occhio vispo rivolto al mondo, che chiede a Milano di essere competitiva, di essere sul mercato. Ma non con merce vecchia o avariata, solo con prodotti nuovi, con se stessa, città ricca di cultura, di storia, persino di fascino, di glamour, come si dice negli ambienti giusti.

Questi sono i giorni del dubbio, del piccolo rovello mentale, prima di decidere come votare e per chi. Allora, forse, ecco che la scelta di un nome, di un consigliere comunale della porta accanto, o comunque di una persona che si conosce e si stima per davvero, perché la sua vita, la sua storia, parlano per lui, e non c'è bisogno di manifesti con la faccia da pirla per dimostrarlo, può essere il grimaldello del cambiamento a portata di coscienza.

Mi piacerebbe essere dunque un ambasciatore di Pisapia. Votare me per avere meno paura di cambiare. Chi mi conosce credo si fidi, sa quello che penso e quello che faccio. Ora chiedo ai naviganti di passare parola agli incerti, agli indecisi, senza colpevolizzarli, con calma, pazienza, un sorriso, un po' di tempo da dedicare.

Come votarmi non è difficile. Grande scheda a lenzuolo, la si apre per bene, si scorre l'elenco dei candidati sindaci, quando si trova l'ampio spazio di Giuliano Pisapia si mette una bella X sul suo nome, poi si scorre la fila dei simboli delle liste che lo appoggiano, fino a trovare l'ultima del riquadro, quella con la scritta Milano Civica per Pisapia. La si riconosce per quel bel simbolo del Duomo di Milano stilizzato, e colorato di arancione. Ci mettete un'altra bella X , giusto per non sbagliare, e poi, con calma, scrivete a stampatello, con la matita copiativa che vi hanno dato al seggio, senza fretta, perché il voto è una cosa seria, e importante: BOMPREZZI. Con due zeta, mi raccomando, e la "M" davanti alla "P", come insegnavano una volta alle elementari.

Grazie amici miei, grazie soprattutto di avermi aiutato, virtualmente, ad affrontare in modo lieve questa nuova avventura della mia vita, una vita che non finisce mai di sorprendermi.

Franco Bomprezzi
candidato al consiglio comunale di Milano

Lista Milano Civica per Pisapia

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