6 anni fa
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Bellissima la sorpresa, apprezzata da tanti giovani e non, di Antonacci busker per un giorno sabato in piazza Mercanti.

Azzeccatissima anche la contingenza col «Salvare la memoria della Loggia dei Mercanti» di cui all'Appello, pubblicato dal Corriere della Sera, della Comunità ebraica, Anpi e Pisapia (Giunta di Milano).

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/14_gennaio_25/salviamo-memoria-loggia-mercanti-l-appello-comunita-ebraica-dell-anpi-72278c08-85a8-11e3-97a7-e7402e9bb91d.shtml

Shoah

«Salvare la memoria della Loggia dei Mercanti»
L’appello di Comunità ebraica e Anpi

Il ricordo di Liliana Segre e Venanzio Gibillini: «Dobbiamo combattere il negazionismo»


Da sinistra, Liliana Segre, il sindaco Giuliano Pisapia e Venanzio Gibillini (Photoviews)

Anpi Milano e Comunità ebraica firmano un appello ad intellettuali, artisti e Comune perché si intervenga nel recupero della Loggia dei Mercanti. «Deve diventare un luogo di cultura non di bivacco, lì ci sono le lapidi di deportati politici, ebrei milanesi, sindacalisti e operai protagonisti dello sciopero del marzo del ‘44», ha detto Roberto Cenati, presidente di Anpi provinciale, venerdì, al termine della cerimonia alla lapide dell’ex- Albergo Regina, in via Silvio Pellico, quartiere generale della Gestapo dal ‘43 al ‘45. Questo luogo, ha ricordato Marco Cavallarin, «era primo nella graduatoria del terrore, seguito dal carcere San Vittore e dal binario 21».

LA TESTIMONIANZA DI SEGRE -
Secondo appuntamento della giornata, venerdì, il convengo «Il valore della testimonianza» a Palazzo Reale, trasmesso in diretta streaming. A parlare a centinaia di giovani, raccolti nella sala convegni, «come una nonna a dei nipoti» è tornata ancora una volta Liliana Segre, commuovendo la platea. Ha paragonato gli scafisti di oggi alle SS di ieri, ha parlato di amore («L’amore che scende dai vostri genitori è un fiume in piena, che non incontrerete più uguale»), di pietà, non solo della fame, della sete, delle umiliazioni e del dolore di una deportazione e dell’essere, poi, «schiavi senza nome» nei campi di sterminio di Auschwitz.

COMBATTERE IL NEGAZIONISMO - Prima di lei, era stato Venanzio Gibillini, deportato politico, a ricordare l’anno di prigionia a Flossenburg e Dachau. Liliana aveva 15 anni. Venanzio compì i 20 nel campo di concentramento. La platea immobile e silenziosa si è rianimata solo quando i due nonni hanno concluso i loro racconti. E allora s’è alzata in piedi con un applauso scrosciante e interminabile. Più che una lezione di storia. Liliana Segre ha spostato i riflettori sul presente, costringendo ad una riflessione sul negazionismo: «La tragedia della Shoah s’è svolta nell’indifferenza totale del mondo. Anche Dio in quel momento s’è distratto. Da decenni teologi, filosofi, storici dibattono di Shoah fino ad arrivare al negazionismo. Mi sembra di capire perché hanno successo: è talmente indicibile la realtà che è più facile non crederci».

NO ALL’INDIFFERENZA -
«Indifferenza» è la parola che Liliana Segre ha chiesto fosse scelta per accogliere il visitatore,- a lettere cubitali, enormi, immense, - all’ingresso del Memoriale. Luogo che il sindaco Giuliano Pisapia insieme a Massimo Castoldi, della Fondazione Memoria della Deportazione, ricorda essere stato riportato alla luce grazie alla Comunità di Sant’Egidio e che ha invitato i ragazzi a visitare.

25 gennaio 2014 (modifica il 26 gennaio 2014)

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