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7 anni fa
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Torno ora dall'incontro organizzato presso il Polo Ferrara per presentare il percorso del bilancio partecipativo.

Luci e ombre.

In verità più ombre che luci ma vediamo tutto nel dettaglio.
L'ottimista avrebbe di certo apprezzato la volontà di tutti i presenti nel favorire questo processo: ci si voleva e ci si vuol credere, siamo all'inizio del percorso, l'idea di far partecipare direttamente i cittadini al bilancio comunale è fantastica e non si può fare a meno di sperare che alla fine, in qualche modo, nonostante tutto ne esca un progetto vincente, davvero condiviso e che possa fare da apripista ad una sempre maggiore partecipazione del cittadino nelle scelte politiche di gestione della città.

Però ci sono le ombre, e tante, su cui andrebbe fatta al più presto luce.
Il pessimista obietterebbe che l'attuale strumento di dialogo del cittadino con le istituzioni (il consiglio di zona) è stato messo in condizioni di contare poco o nulla. Per cui anche quest'altro strumento offerto ai cittadini potrebbe essere poi neutralizzato in fase decisionale.
E' vero che i progetti votati saranno inseriti nel prossimo bilancio, ma è fin troppo facile trovare poi il modo di stralciarli per qualche motivo.

Anche in questo caso il punto nodale è la partecipazione dei cittadini: più saranno ad aver votato per un progetto più gli amministratori staranno ben attenti a non scontentarli cambiando o annullando scelte condivise da tante persone.
Quindi analizziamo le fondamenta su cui si basa tutto il progetto:

1) La partecipazione.

Questa sera eravamo una trentina, forse quaranta, compresi però alcuni consiglieri e "addetti ai lavori" (ovvero persone che in qualche modo seguono con costanza la vita politica della propria zona). Un po' pochini per decidere gli interventi da realizzare in una zona grande e popolosa come la nostra. Complice anche i tempi ristretti, gli organizzatori dell'incontro non sembrano aver intercettato il cittadino medio, quello che solitamente non si sente chiamato a discutere di temi politici, dalle risposte a domande fatte su questo tema è emerso che la pubblicità è affidata più che altro al web, a qualche manifesto in punti strategici e al volontariato di chi partecipa e deve poi diffondere l'iniziativa tramite volantini e manifesti da distribuire a parenti e amici, se non addirittura organizzare altri incontri autogestiti grazie a un kit e a un corso che saranno disponibili poi, forse, più avanti, chissà...
Considerando che la partecipazione è il punto focale di tutta l'iniziativa sembra una pianificazione un po' scarsa, staremo a vedere...

2) La raccolta delle esigenze.

La spiegazione di questa prima fase ha preso buona parte della presentazione: innanzitutto si è giustamente specificato quali interventi possono essere richiesti dal cittadino. Io la vedo una sorta di limitazione, comunque sempre meglio di niente per cominciare. In pratica sono solo interventi strutturali, su beni materiali, volti a migliorare la situazione (ed il valore) di una proprietà comunale. Per usare un esempio che è emerso questa sera, costruire un ascensore in una scuola può essere una proposta accettabile. Pagare una ditta di pulizie per ripulire un parco no perchè è normale manutenzione e non rientra tra le tipologie consentite. Altra ombra da dissolvere è capire se c'è un controllo sui progetti che saranno scelti per votazione. Appare scontato che i progetti più strutturati saranno avvantaggiati rispetto alla semplice idea di un singolo cittadino. Ma chi li ha proposti questi progetti? Un'associazione? Un ente camuffato?... e soprattutto chi andrà a votarli? E' ovvio che un'associazione o un comitato con molti iscritti oltre a un progetto già strutturato potrà promuoverlo e votarlo con un certo vantaggio su altri, specialmente se la partecipazione del cittadino comune sarà scarsa.
Comunque la raccolta delle esigenze si protrarrà con diversi incontri, non molti a dire il vero quelli ufficiali, fino alla fine di settembre e poi ci sarà la seconda fase.

3) La co-progettazione.

Le esigenze selezionate saranno inserite in un percorso di coprogettazione (anche qui un po' nebuloso nei particolari, ma in questa fase ci sta di non poter spiegare tutto per filo e per segno). A quanto pare i cittadini che parteciperanno saranno estratti a sorte, cosa che non capisco se così facendo saranno esclusi i proponenti e quindi le persone più informate e motivate. Comunque il ricorso al sorteggio sembra un'altra scappatoia per nascondere l'incapacità di operare una reale selezione dei cittadini per competenza, motivazione ed onestà. Si tenderà ad accorpare le esigenze, cosa utile se ben fatta ma disastrosa se si traducesse in un compromesso per cui non si fa quel che ha detto il cittadino A e non si fa quel che ha detto il cittadino B ma si realizza qualcosa che potrebbe, forse, andar bene ad A e B, ma forse anche no...
Servirà un po' di fortuna in questa fase.

4) La votazione finale dei progetti.

Ora veniamo all'altro pilastro dell'iniziativa: posto che si riesca a raggiungere un buon livello di partecipazione, i frutti di questo successo si colgono quando la gente vota per realizzare quel che è un bene comune, per tutti, o almeno per una larga maggioranza.
Qui si è visto un po' di imbarazzo serpeggiare tra gli organizzatori. A quanto pare non hanno ancora pensato a un metodo di voto nei dettagli. Dicono che sarà fatto via WEB, e anche da postazioni fisse collegate in rete messe a disposizione di chi non è tanto pratico con alcuni operatori che daranno assistenza. Ma tutto sembra essere fatto al grido di "Fidiamoci l'un dell'altro" perchè al momento non ci sono metodi per scongiurare il doppio voto, o il voto sfruttando le generalità di un amico, o ancora il voto di chi non è di Milano, non lavora nella città, non ha compiuto 14 anni...
Insomma nulla ad oggi può garantire che un politico (in qualità di cittadino) proponga un intervento a lui favorevole, lo faccia votare da un call center albanese, e poi lo spacci come volontà dei milanesi.
Purtroppo siamo in Italia, queste cose sono già accadute fin troppe volte e ci sono nove milioni di euro che ballano. Non è fantascienza pensare all'imprenditore amico del politico che "se mi fai avere quel lavoro ti faccio avere un buon guadagno anche a te".
Mi spiace pensar male, ma le risposte su questo punto sono state troppo approssimative. Questa è una buona iniziativa ma va pianificata nei dettagli, sia per coinvolgere la gente sia per garantire che il voto alla fine corrisponda alla reale volontà degli abitanti di una zona interessata dai lavori. Su questo non transigo.
Invece la fine della serata è stato tutto un giustificarsi: "E' un esperimento, è la prima volta per Milano, l'importante è che ci sia lo spirito giusto, non sappiamo neanche noi come andrà a finire...". Troppo pressapochismo. Esempi simili ce ne sono già stati; è stato scelto di ignorarli e seguire una strada nuova che partiva da zero, ma non si può improvvisare. Bisogna essere metodici, meticolosi, e attenti ad ogni singolo dettaglio. Fare le cose a spanne non funziona, invidiamo sempre il rigore tedesco, a volte eccessivo ma sicuramente necessario per assumersi la responsabilità di gestire un evento come il bilancio partecipativo della più grande città italiana.


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