La nostra proposta sulla partecipazione

Il mio progetto (.....spero anche il vostro)
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Milano come capitale italiana della partecipazione. Informativa, deliberativa, produttiva.
Milano è una città ricca. Di capacità umane, professionali, di volontariato, di risorse anche finanziarie. Noi vogliamo mettere a valore questo patrimonio multiplo a favore della città e dei milanesi. Verso una metropoli più sostenibile, vivibile, capace di futuro per i suoi giovani.
Vogliamo suscitare, in tutti i suoi aspetti, una forza potente: la partecipazione. Capace di migliorare l’amministrazione ma anche di stimolare progetti diffusi. E persino di creare beni comuni. A medio termine di ridurre la spesa pubblica e quindi anche le tasse, con un effetto di impulso sulla ripresa della città e oltre.
Noi intendiamo avviare iniziative precise su questi tre fronti della partecipazione.
1) Sviluppare la partecipazione informata dei cittadini alla cosa pubblica tramite la trasparenza in ogni atto del Comune. Insieme l’ascolto e il sostegno ai forum indipendenti dei cittadini.
La pratica dei referendum, sia consultivi che propositivi, deve divenire normale. Vanno rimossi ostacoli burocratici e diffusi anche alle municipalità.
2) Ogni anno il Comune avvierà un bilancio partecipativo, mettendo in gioco una frazione del suo bilancio complessivo. Questo bilancio sarà aperto a tutti i cittadini che, in forma associata, vorranno presentare dei progetti di interesse per la città. Alla fine sarà il voto dei cittadini a selezionare i progetti che diverranno esecutivi.
3) Milano è una delle città più patrimonializzate d’Europa. Le famiglie italiane detengono circa 8mila miliardi di patrimonio complessivo, al netto degli immobili l’ammontare è stimato in 4mila miliardi di risparmio mobiliare, di cui circa mille nella sola area metropolitana milanese. Un ammontare imponente, e investito solo al 15% in attività italiane. Noi ci proponiamo di stimolare il più possibile questo investimento dei milanesi sulla loro città. Sull’esempio di Bologna, che sta restaurando il suo Portico di San Luca (il portico medioevale più lungo del mondo) grazie al crowdsourcing promosso dal Comune (339mila euro finora raccolti da parte di oltre 7mila donatori). E sviluppando altre iniziative di crowdsourcing. E sull’esempio di altri comuni più piccoli, come Sori, Cogne e altri…
4) Il Comune di Milano dovrà dotarsi di una sua task force per promuovere e gestire queste iniziative. Dovrà lavorare alla crescita di un cultura della partecipazione. Individuando, per esempio, le opportunità di crowdsoucing civico, e facendole crescere da progetti piccoli a iniziative via via più ambiziose. Non solo di tipo donativo ma anche verso veri e propri investimenti partecipati (con una remunerazione a risparmio) su futuri beni pubblici vitali per il futuro della città e dell’area metropolitana (si pensi al tema della “camera a gas” in cui vive Milano e la pianura padana e alla necessità di iniziative ben più incisive nei trasporti e nell’efficienza energetica delle case).
5) Un esempio potrebbe stare nella dismissione delle partecipazioni del Comune di Milano in Sea e A2a. Dismissione necessaria per ottenere le risorse necessarie ai progetti indicati nei referendum.
Qui nasce la possibilità concreta di trasformare ambedue le aziende il più possibile in società ad azionariato diffuso, in linea con il programma della lista Radicali per Marco Cappato Sindaco. .

