4 mesi fa
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Nell’ambito del PUMS ( Piano Urbano Mobilità Sostenibile ), vi sono diversi progetti a diversi livelli di sviluppo, nulla osta per le “varie ed eventuali” ma tuttavia ci si domanda i perché della sostenibilità “tout court” quando taluni progetti vengono a compimento a dispetto di tal altri fermo restando il limite economico ovvio e ineludibile per il quale ogni giunta comunale deve compiere determinate scelte piuttosto che altre.

Tuttavia ciò non basta o meglio certi argomenti non possono essere declinati così banalmente.

 Come si conviene ad ogni buon padre di famiglia, ci sono casi in cui occorre saper sostenere un NO piuttosto che un SI rientrando in un logica di sostenibilità familiare anche dovendo scegliere il male minore, salvo poi assumersi la responsabilità di quanto fatto.

 In tema di Zona 8 pongo come esempio i NO che la giunta comunale sembra sostenere in una logica del dare o non dare tenendo presente che ci sono diversi fattori non sempre esattamente comprensibili ai contribuenti ma che tuttavia sono pur sempre dettati da un ieratico concetto supremo non sempre chiaro, certo coerente con “l’aevum” presente dove chi dà può anche non dare senza dover giustificare a discapito della tante promesse e tavole rotonde sature di alti concetti socio culturali ma anche politici, a favore delle periferie e della partecipazione popolare.

 Recentemente tutto sembra volgere alla riqualificazione o almeno di questo si vanta il gruppo dirigente, certo qualcosa si muove, ma quello che manca è una prospettiva chiara, fondata su precisi programmi non alienabili da giunte future, nero su bianco di cosa si fa e cosa non si fa, non di cosa si potrebbe fare, con un timasheet da oggi a cinquant’anni perché sono questi i tempi seri di una riqualificazione profonda che subentri alle fanfare propagandistiche sempre attive che promettono una nuova vivibilità in tempi rapidi e per tutte le periferie di Milano.

 Qualche anno fa, il PUMS riportava progetti del tutto sostenibili a tal punto che certe zone furono riqualificate e preparate per accogliere una visione di sviluppo urbano che guardasse verso la città metropolitana, ad esempio la linea B Certosa Fs – Cascina Gobba e non di meno la 4° metrotranvia linea 7 Macciacchini - Bovisa FNM- Certosa FS, tali linee dovevano compensare quelle traiettorie tranviarie sostitutive delle linee metropolitane più volte ipotizzate per poi essere regolarmente accantonate come fossero un adynaton.

 Eppure non si è fatto strame di tutti i progetti, di recente si è visto l’avvio dei lavori di adeguamento inerenti il progetto di riqualificazione di Certosa FS al fine di migliorare lo scambio treno-tram recto/ verso Roserio/Ospedale Sacco ancora davvero fuori portata urbana se si pensa all’importanza del nosocomio sotto diversi punti di vista a partire dal Polo universitario di ricerca per terminare con l’importanza anche storica che esso ha nella cura di diverse patologie per le quali risulta essere all’avanguardia a livello internazionale ( eppure ad oggi viene considerato quasi un Lazzaretto da evitare ).

Tuttavia questa opera pare più un fare di facciata, tanto per dare un segnale certo positivo, tanto per dire: < vi avevamo promesso la riqualificazione, eccola >.

 Il Sacco, privato oramai della cittadella della salute caduta nelle tenebre degli interessi politici e del malaffare ancora imperante nei ranghi degli appalti pubblici, vive di luce propria a dispetto di un progetto finito nel comune di Sesto S. Giovanni ( ex area Falck ) accolto con tanto di canti partigiani tipo “ bella ciao “.

Tale progetto era legato ad un rilancio definitivo di una zona oggi fortemente e temo inesorabilmente degradata, forse ancora aggrappata al progetto del campus universitario a valle di EXPO che non ha portato niente di quanto sperato se non deviazioni stradali e nuove vie di accesso all’autostrada Milano Laghi.

Tuttavia, il campus universitario è ancora in alto mare ed è molto osteggiato anche per la zona in cui dovrebbe sorgere, quel Roserio deposito di non vite, crogiolo di bruttezza architettonica, lontano da Porta Romana.

E’ questa una zona certamente non gradita agli alti ranghi universitari oggi “ ciclocentrici ” certo avulsi allo spostamento anche tranviario dal centro verso la “cerchia” più infima e miserabile di un inferno prevedibile ancor più oggi di ieri, denigrato e tacciato come il peggio del peggio che possa capitare, citato anche nelle ragioni del NO allo spostamento dell’ateneo meneghino da parte dell’illustre Rettore.

 Leggo diversi punti di vista su temi spesso poco chiari o poco sviluppati per Noi cittadini anche per l’inaccessibilità ai progetti con le complicità politiche come ovvio che sia nei casi in cui siano in ballo scelte strategiche per le quali è meglio non far sapere salvo il decantare canti e pareri tanto belli quanto lontani dalla gente comune, certamente molto attraenti e inspirati, a tal proposito scriveva Seneca : “laudemus itaque et in numero felicium hominum reponamus eum qui bene conlocat quantuluqumque temporis contigit ” .

 C’è da dire che si ha la sensazione davvero sgradevole del contestare azioni che assurgono alla riqualificazione delle periferie, tuttavia passanti per certi interessi che sono invece di segno opposto o al massimo di facciata ma tanto importanti da spendere somme ingenti in certi casi, nella logica del fare comunque meglio del non fare niente guardando avanti, in nome dello sviluppo certo legato a doppio con la finanza ma del tutto discutibile a partire dalla sterile apertura alla partecipazione popolare che certo favorisce il cinguettio dei tanti che non si rendono conto di essere strumentali "al vacuum" che impera nell’alta borghesia politica che tuttavia sbandiera i simboli di un riscatto proletario ( le periferie ) a favore degli ultimi.

Ma il tema della sostenibilità a favore degli spostamenti dei cittadini residenti nelle periferie resta un punto di forza per lo sviluppo della città metropolitana, è soprattutto un cardine irrinunciabile del rilancio sociale di un’intera società oggi ai margini, confinata nel limbo del “ tendere senza mai divenire ” con buona pace degli speranzosi cittadini che fecero investimenti residenziali guardando le prospettive di sviluppo di una zona 8 potenzialmente avente grandi prospettive di vivibilità futuribile grazie all’impegno di alcuni uomini delle istituzioni e soprattutto delle associazioni o dei comitati di quartiere che allora resero possibile l’inizio di un rilancio fortemente difficoltoso e spesso si sottomesso ai canoni della convenienza politica in virtù dei voti e delle preferenze ma tuttavia realizzati con caparbietà e convinzione in quanto direttamente ricadenti sulla vivibilità delle zone e come elementi di rilancio assai qualificanti per una giunta milanese ambiziosa ma anche rispondente a quella tradizione del fare che da sempre ha contraddistinto Milano rispetto ad altre grandi città italiane ( ecco un argomento che certo potrebbe sbloccare molti casi ).

 Le linee tranviarie in questione, oggi ferme per diversi motivi tra i quali sembra prevalere l’assenza di fondi, rappresentano la definitiva operazione di connessione con la città centrica nei termini di una buona qualità della vita periferica.

Quell’anello che manca e che annullerebbe il senso di abbandono che impera da queste parti.

Non è chiaro se sono state completamente abbandonate o se sono congelate come risulterebbe nei siti del comune di Milano o di MM.

Certamente Io credo che queste linee vadano sviluppate e portate a compimento, soprattutto in virtù delle prospettive d’investimento da parte di FS nelle aree degli ex scali ferroviari, quindi fuori dal concetto di sviluppo equo delle zone della città dove si fanno molti progetti di inclusione sociale e pochi progetti d’inclusione urbana, a tal ridimito in nome del progresso, ambiscono i molti o pochi eletti ma questo non è di grande attualità popolare e nemmeno pare sia un “ tantra “ per il CDZ 8 ammannito a dovere e certo poco potenziato nella gerarchia partitica che vuole ordine e disciplina ancor prima della ragionevole tendenza al bene popolare che dovrebbe far da contro altare all’alter ego . Certo siamo lontani dalla voce del Cardinale Borromeo che tuona sull’innominato: < IO SONO IL SILENZIO…ORA…PARLA > o dal giansenismo manzoniano forse troppo lontano e fuori luogo per l’epoca, ma un’ po’ di etica morale e rigore non farebbe certo male a nessuno.

 Per quanto scritto non adempio a nessun premio o profitto se non a quello di essere smentito dai fatti.

Gianluca Gennai.

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