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Il fatto che il Comune di Milano aumenti il costo dei biglietti, ci pone di fronte a un corto circuito tra la fase economica e quella ecologica del tutto inatteso che fa pensare.

Se da una parte si possono comprendere gli intenti di salvaguardare economicamente la qualità dei servizi, dall’altra non si può fare a meno di cogliere una contraddizione di fondo che riguarda le scelte in tema ecologico, operate su tutta la città, nell’intento di ridurre le emissioni inquinanti derivanti dagli incombusti delle auto ( area C, area B ). Una questione assai importante che porta a pensare a un’incentivazione del trasporto pubblico, non solo in termini di qualità del servizio che non dovrebbe essere in discussione, essendo alla base di un rapporto tra chi offre un esercizio e chi lo paga, ma soprattutto verso il cittadino chiamato a lasciare l’auto a casa.

L’idea che si possa sostenere due motivazioni che mi pare non siano collegate, ci porta a cercare una terza motivazione che faccia convergere la scelta di limitare l’utilizzo dei mezzi privati a favore del trasporto pubblico, attraverso l’aumento dei biglietti sia pure con offerte e riduzioni in base all’ISEE o altre situazioni di difficoltà personale o di particolari situazioni lavorative o di studio.

La motivazione di dover aumentare il costo dei biglietti per mantenere il rapporto di qualità del servizio, in previsione di un aumento della quantità di persone trasportate e di investimenti nelle nuove linee, ci rimanda al rapporto tra la società che gestisce il trasporto e chi dovrebbe verificarne l’efficienza e il rispetto degli accordi economici e di sviluppo. In questo caso faccio fatica a capirlo in quanto ATM Spa è totalmente partecipata dal Comune di Milano, direi che è praticamente impossibile stabile un equilibrio gerarchico tra il controllore e il controllato.

Si capisce sul piano strategico e non si può dire che questo connubio non abbia portato i sui frutti, vista la performance di ATM in attivo di 39ML di euro (esercizio 2017) e i risultati dei sondaggi sui cittadini assai positivi (si attende il bilancio 2018 che certamente non ci preoccupa), oltre che le partecipazioni a grandi lavori fuori dal suolo nazionale, grazie al connubio con le società che si occupano di infrastrutture a livello mondiale ( Salini Impregilo e Ansaldo STS ).

L’andamento salariale generale, in particolare del ceto medio basso, e la disoccupazione che non diminuisce dei ceti più bassi, le sofferenze in aumento, e le difficoltà nelle periferie pressoché stabili, fanno pensare che la scelta di aumentare il costo del biglietto, sia completamente disconnessa dalla realtà di chi dovrebbe lasciare a casa la propria Euro3 a favore del trasporto pubblico. Direi che manca completamente la logica che porterebbe più verso la scelta della Germania per esempio, che ha aperto un dibattito interno al trasporto pubblico a costo zero o quasi, proprio per le stesse motivazioni della giunta milanese che poteva e doveva mantenere la posizione assunta non più tardi del mese di Febbraio 2019, quando fu dato l’annuncio che i biglietti non sarebbero aumentati. Sul piatto ci sono i fondi governativi che pare siano stati dati alla Regione Lombardia ma negati a Milano, mettendo, a detta dell’Assessore Tasca (bilancio e demanio), in discussione la sostenibilità della qualità del servizio, nonostante l’attivo sia di ATM che delle controllate che del Comune.  

La giunta milanese ha approvato il bilancio di previsione 2019-2021, chiudendo l’anno in corso con un pareggio di 3,4 miliardi di euro per la parte corrente e di 3,2 miliardi di euro per la parte in conto capitale.
Il Comune ha ridotto il debito e risparmiato sul fronte della spesa corrente. Dal 2015 il monte risparmi è di 100 milioni di euro.

In una nota il comune spiega: " l’ottimo risultato è stato raggiunto senza intaccare la qualità dei servizi ma con un’azione di efficienza sulla struttura con  l’impegno che continua anche nel 2019 nonostante l’accantonamento obbligatorio di 60 milioni di euro del Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità, aumentato del 10% rispetto all’anno scorso ". Prosegue anche l’impegno nella riduzione del debito complessivo del Comune, calato di 538 milioni di euro rispetto al 2015.
Tra le entrate resta congelato anche per il 2019 il Fondo per il Trasporto regionale, fermo a 267 milioni di euro nonostante il numero maggiore di chilometri di trasporto urbano. Aumenta invece il volume delle entrate extratributarie relative ai dividendi delle società partecipate: 142,8 milioni di euro rispetto ai 123 milioni di euro dello scorso anno, per il ricorso anche ai dividendi straordinari. Restano invariate le entrate derivanti da tributi che si attestano a 1,4 miliardi con una leggera diminuzione della Tari da 304,8 milioni di euro del 2018 a 300,9 milioni di euro del 2019.

Se questi sono i numeri, a maggior ragione non si capisce il ripensamento del comune, se non in una ritorsione nei confronti della regione che ha il sapore di una guerra politica dove le vittime, come al solito, sono i civili. Un modo per lavarsi le mani, lasciando al sinedrio regionale le responsabilità della sorte del trasporto pubblico milanese, sempre più misericordioso verso gli ultimi tuttavia in bilico tra un potere e l'altro.

Gianluca Gennai

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