3 settimane fa
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I provvedimenti presi di recente, molto in ritardo da parte del Comune di Milano e le lamentele del presidente di Regione Lombardia, fanno riflettere. Senza entrare nel merito della fondatezza del provvedimento governativo rispetto alla zona rossa, è del tutto evidente il ritardo colposo che le Istituzioni Lombarde e Milanesi hanno accumulato nei mesi intercorsi tra il primo lock-down e questo. Comprendo i distinguo tra i due "regni", ma qui c'é in gioco la sussistenza di una Città e le diatribe politiche stanno a zero.

Se si possono comprendere i risentimenti che arrivano da più parti, nei confronti del Governo, Sindaco compreso, si devono anche notare quali siano stati gli atteggiamenti soprattutto in questi ultimi 2 mesi, in cui si potevano fare scelte diverse, ne avevamo il tempo, invece, nonostante da più parti ci siano stati dei richiami e suggerimenti, nulla è stato fatto, lasciando che la pandemia montasse, forti dei numeri forse distanti dal resto d’Europa.

Questa modalità dell’attesa, lascia presagire quale sia la distanza di certi personaggi dal mondo reale della gente comune. Tale distanza è forse derivante da una incapacità di fondo, sia nel comprendere a pieno che nell’agire, a seguito di suggerimenti sbagliati anche autorevoli, senza mai ascoltare l’umile cittadino che tuttavia si rimbocca le maniche per essere d’aiuto. Come se il cittadino avesse un interesse terzo, e non primario di sussistenza del bene comune che in questo caso appartiene alla Società Milanese.

Eppure a Milano, sulla carta, non manca la predisposizione al dialogo, non manca l’apertura alla Società del basso, ma forse non basta, serve un maggiore sforzo ad ascoltare quelle voci che parlano fuori dagli interessi personali, dalle dipendenze dirette o indirette, dal quel mondo Accademico certamente interessato, o dagli illustri salotti del "pour parleur". Forse occorre che tutti si faccia un passo in più, verso un’edificazione di una Società nuova che abbia spazi di confronto autentici, anche formali e legittimati, ma aperti alla Società Civile del basso, quella non blasonata ne' titolata ma vera, sempre che si accettino le distanze, sempre che si accetti la sgrammaticata cadenza poco milanese, filtrata da culture diverse, sempre che si accetti la critica anche da chi non ci assomiglia, sempre che si riesca a non essere falsamente umili, se mai predisposti al dialogo che approdi al fare la cosa giusta.

Se le Istituzioni avessero ascoltato seriamente le voci dei cittadini, forse avremmo avuto dei risultati diversi e una Città non assediata dal virus e maggiormente coesa, invece di una città spaccata e ferita grazie alle tante manovre sbagliate del passato e al non fare niente di adeguato da 4 mesi a oggi. Adesso tutto è più difficile.

Gianluca Gennai

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