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Scrive Federico Neresini sulla rivista il Mulino: Confidare nella risposta dell’esperto oppure rimuovere il problema, cioè continuare a vivere come se non fosse accaduto nulla? In entrambi i casi abbiamo potuto osservare che la competenza dell’expertise non è una qualità acquisita bensì ascritta, poiché il titolo di esperto viene conferito a chi offre una soluzione credibile e praticabile alla domanda che mette in crisi la stabilità del nostro mondo – come mi devo comportare? – e non necessariamente a chi può vantare credenziali ottenute magari attraverso un percorso di studio istituzionalizzato o mediante un’esperienza riconosciuta da una comunità professionale consolidata.

Tale meccanismo di costruzione dell’expertise funziona, però, sulla base di un assunto che viene esplicitato di rado, anche se rappresenta uno dei fondamenti della società contemporanea: il primato dell’individuo e la conseguente convinzione di poter bastare a se stessi, anzi, di avere il diritto e la competenza per poter stabilire di chi mi posso fidare.

Da questa riflessione di Neresini ne consegue: l’ingegnere dice che il nucleare si può gestire e che gli incidenti gravi siano quasi impossibili, dunque potrebbe essere un’opportunità per la transizione energetica, in attesa dei risultati della ricerca sul plasma e nuove fonti energetiche?

Il virologo dice che bisogna rispettare le regole di distanziamento, di protezione individuale e collettiva oltre che vaccinarsi?

Il cortocircuito è così completo: anche se ho bisogno di qualcuno per trovare risposte rassicuranti, spetta comunque a me decidere chi è in grado di darmi tali risposte e il criterio che adotto per tale decisione, sono di nuovo io stesso. Il vero esperto è quello che mi dice cosa devo fare, purché quel che mi dice sia per me plausibile e accettabile.

Questa riflessione ci porta dritti verso il punto:

La scienza non ha risposte certe, lo dice la storia delle grandi scoperte e rivoluzioni del sapere, e lo abbiamo visto di recente, nelle posizioni diverse tra esperti e scienziati sulla pandemia,  tuttavia essi possono confrontarsi sulla base delle conoscenze, a pari livello anche se di pareri contrastanti, fino a una soluzione condivisa. Certo questo contribuisce e dare a certe persone, la convinzione di poter essere capaci di decidere cosa sia meglio per sé e per gli altri.

Siamo certi di poterci assumere certe responsabilità, con scienza e coscienza, nel decidere le sorti di un Paese e della collettività? La coscienza collettiva è a un livello tale da essere percepita? O siamo ancora lontani dalla capacità di misurare la validità di un pensiero collettivo?

Milano ha bisogno di una collettività politica e civica responsabile e capace di confrontarsi, per riprendere il cammino corretto verso un futuro sostenibile per ogni cittadino e non solo per alcuni, non c’è più tempo per gli individualismi e l’opportunismo se vogliamo salvarci da questa tendenza alla superficialità e le vie brevi, alla ricerca dell’effimero, al dare opportunità solo a certi interessi valutati secondo la sola logica economica, al rifiuto del sacrificio individuale fino alla rimozione del problema, lasciandolo alle generazioni a venire, o peggio, pensando che che esso sia assimilabile, dunque accettabile come assunto dell'esistenza.

E' del tutto evidente che l'energia di cui abbiamo bisogno, già oggi ci viene fornita da centrali nucleari (Francia, Svizzera e altre) e che l'energia rinnovabile è aletaoria e insufficiente per coprire la domanda nazionale e lo sarà ancora per moltissimi anni, dunque o si pensa di ritornare a molti anni fa in cui non c'era la climatizzazione estiva, d'inverno si indossava il pullover anche in casa e alle 9 di sera si andava a letto. Al mattino si andava in bicicletta o a piedi, alzandosi molto tempo prima dell'orario di lavoro anche con la pioggia, portandoci il cibo da casa, cercando di ridurre i consumi energetici tout-court, rivendendo anche il piano per le auto elettriche, visto che poi le batterie andrebbero ricaricate elettricamente, o si decide per un transitorio che ci consenta come Nazione, di avere una certa indipendenza anche nel decidere cosa fare del nostro futuro, avendone le capacità tecniche anche in ambito nucleare.

Gianluca Gennai

In allegato: foto della Centrale Nucleare " Enrico Fermi " di Trino Vercellese, ai tempi la più potente al mondo. 

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