1 settimana fa
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Fu il medico francese Pierre Ordinaire a promuovere il primo Assenzio, tanto usato nel periodo del decadentismo francese, in genere con zucchero.

Fu proprio su partecipaMi alla vigilia delle votazioni 2016 Sala/Parisi che scrissi quale fosse stata la scelta da fare dopo il quinquennio Pisapia per dare un taglio diverso alla città dopo una guida soft a cavallo di Expo, un mix sulla conduzione di un periodo fortemente caratterizzato da un evento sovrastante qualsiasi altra situazione. Comunque un Signore attento agli equilibri di rango anche politici oltre che sociali.

Le perplessità di allora sono poi divenute certezze negli anni successivi.

Oggi Milano è domata a dovere, stordita da 2 anni di pandemia oltre che da un fuoco incrociato per ridurre se non annullare la capacità di critica alla cittadinanza attraverso continui messaggi monotematici ipocritamente ricondotti a "Fa' la cosa giusta per te e per l'avvenire dei tuoi figli… per la Milano del futuro".

Cosi quel "Fa' la cosa giusta" si risolve in un generale appiattimento del senso critico, a tal punto che persino i tecnici e dotti se non intellettuali, molti dei quali onorabilissimi professionisti, sposano la generica causa green senza pesare l'opinione ne' quali siano le scelte per tutti e quelle per alcuni cittadini a scapito di altri, salvo interessi personali. Così la prima battaglia in pectore fu contro le auto tout court, iniziando con progressive strette della maglia di Area C, quindi con il ridurre le carreggiate a favore d’improbabili piste ciclabili per lo più una corsia, una striscia d’asfalto riservata ai velocipedi, pomposamente definite "pista ciclabile" quando dovrebbero chiamarsi corsia di marcia lenta o riservata alle biciclette, mentre si cercava solo il compromesso tra l'aspetto economico e il massimo risultato mediatico. Strade passate in deroga per restringimenti di carreggiata al limite della legge, tutto per disincentivare l’uso dell’auto con un "abuso" normativo visto che il Comune può farlo, può dire che quella cosa là va bene o non va bene. Incroci studiati sommariamente per dare un minimo di sicurezza e un massimo di tutela al Comune stesso (poi, quando andremo in tribunale, se ci andremo si vedrà). Poi si è passati ai parcheggi con le strisce blu e dove possibile con la soppressione del parcheggio a favore di una pista ciclabile.  Infine arriva area B per dare un chiaro e forte segnale ai verdi e a quanti siano condizionati dalle tematiche dei bravi influencer di turno che oramai sono in tutti gli strati sociali a partire dal mondo degli esperti per arrivare ai quartieri e ai bar di periferia (giusto perché i linguaggi cambiano cosi come gli argomenti per fare breccia). Alla fine della giostra, tutti d'accordo, il bravo sindaco fa le cose per bene, sì ma a favore di chi? Per cosa? Con quali orizzonti? Con quali obiettivi se non la sua sete di carriera nel mondo della politica.

A queste domande c’è un'unica risposta. Non lo sapremo mai.

Da qualche giorno, chiari segnali di un nuovo partito che nascerà sicuramente su un asse Di Maio/PD europei, una specie di nuova Democrazia Cristiana Verde,  con outsider proprio il Maire Milanese, astro nascenti di una nuova tecnonomenclatura fatta ad hoc per tirare dentro l'ambizioso premier citoyen, attento a portare a casa il risultato ultimo per affermare un lancio di successo nei palazzi romani: le Olimpiadi Invernali 2026, con la questione San Siro congelata protagonista delle inaugurazioni dunque blindato fino a quella data, ora neanche in discussione grazie al no al referendum, con la riapertura dei navigli ferma grazie al parere della Commissione europea non disposta a sostenere le spese per un minus cittadino, spiegando che invece finanzierebbe una ambiziosa riapertura globale in un contesto più ampio, per intanto l’argomento è congelato.

Allora attendiamo le regionali per capire in modo definitivo che Milano è sempre stata amministrata da un ambizioso sostenitore di sé stesso, piena pro domo sua e i residui ai cittadini tuttavia appagati dal "Beppe per gli amici del bar Milano" versione signore del Ducato, olio su tela di criptiche medioevali in cui veniva sempre ritratto con il suo cane. Di solito il cane rappresentava il suo vassallo (onore e gloria del feudo, terrore per i sudditi).

Infondo mancano solo 3 anni e 5 mesi. Giusto il tempo per chiudere due o tre situazioni in cui c’è in ballo da un lato la sua prossima investitura, dall’altro gli interessi dei sui detrattori.  

Gianluca Gennai


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