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1 settimana fa
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  • 84162
  • Non sono io
  • Questo è il tuo codice.
  • Nessun nome.
  • 84162 ti chiami Platano
  • Tutti si chiamano Platano
  • 84162 me lo dici ogni volta
  • Ogni volta è così. Sei venuto a pungermi?
  • Sì, ma tanto non senti male
  • Mancavi anche tu con il tuo forellino. Insieme a questi scellerati che mi parcheggiano addosso. Ieri con i camion hanno spezzato un ramo e schiacciato le radici. La volta scorsa mi hanno ferito il tronco e non era la prima.
  • 84162 Devo verificare il tuo stato di salute, è il mio lavoro.
  • Tu vieni per sapere se siamo da abbattere. Vedi quel platano più avanti?
  • 84162 come fai a vederlo?
  • Non lo vedo, so che c’è
  • Ok 84162, cosa vuoi dirmi?
  • Lui è più giovane di me e già malato. Ricordo quando ha messo le radici
  • Quando?
  • C’era la guerra e la gente ci segava per fare legna.
  • Voi vi siete salvati
  • Sì. Siamo sopravvissuti.
  • 84162 Qualcuno vi voleva bene
  • Nessuno ci vuole bene. C’è chi ci odia e chi ci ignora.
  • Ed io?
  • Tu ci ignori.

Si faceva tardi e c’erano ancora molti controlli da fare. Si rialzò e diede la solita occhiata in giro, la stessa di ogni volta che veniva nel viale, dal filare, per i controlli. Il marciapiede era devastato con gli autobloccanti rimossi. Rispetto all'ultima visita, qualcuno aveva gettato i pesanti cordoli anche sulle radici, le radici di 84162. Gli altri alberi erano coperti di tagli e graffi e 410420, quello nuovo, era morto rinsecchito dalla siccità. Il suo predecessore fu abbattuto da un camion che non trovava spazio.

  • 84162
  • Dimmi
  • Se ti faccio una domanda personale, mi risponderai sinceramente?
  • Quello delle bugie sei tu
  • Come stai 84162, come ti senti?
  • Direi bene, forse.
  • Mi basta così. Non farò più fori.
  • Hai capito che è inutile. Dovrei dirti grazie?
  • No  
  • Vedremo quando torni, cosa dirai
  • 84162
  • Dimmi
  • Mi dispiace

 84162 non rispose e lui raccolse i suoi attrezzi incamminandosi per caricarli sull’auto. Non voleva tornare lì, da quel viale massacrato e da quelle creature offese. Era un uomo razionale e Il suo lavoro era chiaro e preciso, per quanto possa essere chiaro e preciso lavorare con delle creature. Questa seconda parte del suo pensiero era uscita quasi di getto, clandestina. Lui sapeva che quella era la verità, ma non voleva ammetterlo.

84162 lo faceva incazzare, penetrava nella sua anima come un punteruolo e faceva male.

E continuava a guardarsi intorno, quasi cercando una risposta nelle foglie opache senz’acqua, nel terreno compatto come asfalto, nei tagli profondi e non rimarginati dei tronchi. Non c’erano insetti che non fossero parassiti. Chiuse l’auto e tornò da 84162 ma non per parlare; aveva la certezza che non avrebbe più risposto. “gli alberi non parlano” disse a voce alta. “non sono umani, siamo noi che li umanizziamo” aggiunse. “non serve a nulla” quasi gridò. E poi non riuscì a sostenere lo sguardo di un cagnolino che era corso lì, curioso di questo umano che gridava appoggiato ad un albero. Così, con il cuore in tumulto, estraendo lo smartphone dalla tasca con apparente noncuranza e pasticciando con il dito sul display per darsi un contegno, lui si allontanò.

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