L'astensione fa male a chi si astiene.
Si parla di astensione sprattutto nelle campagne elettorali, forse perché è l'unico momento nel quale riceve attenzione.
Astenersi non è immorale e nemmeno fa piangere i partiti.
E' un'antica pratica di critica silenziosa, che è stata aggirata e depotenziata negli anni.
Si sono cambiate le leggi elettorali, le preferenze e i conteggi; durante le legislature si privilegiano soprattutto le proprie minoranze con cura e attenzione a non fargli torti.
Così è, lo si vede anche dallo stile delle campagne elettorali: incontri dibattiti e manifestazioni popolate soprattutto dalle truppe cammellate. Le immersioni tra il "popolo" sono soprattutto volantinaggi.
Ci siamo adattati ad essere una minoranza che decide per tutti.
Ma cosa cambierebbe se sparisse l'astensione? Succederebbe che gli "zoccoli duri" sarebbero travolti da una massa di persone difficilmente governabile, massa attenta alle buone e cattive pratiche operate da chi è stato eletto. Non solo e non sempre, questa è politica ed è come il vento: ti porta dove vuoi ma va dove vuole.
Astenersi ha perso il proprio significato critico e di impegno ribelle, assimilandosi ad un generico menefreghismo.
Ma anche i menefreghisti ci rimettono.


