L'isola che non c'è: palazzi popolari che guardano il bosco verticale
MM gestisce quella parte di edilizia popolare ereditata da ALER nel quartiere ISOLA. Questi palazzi popolari sono quanto resta del quartiere storico, insieme ad altre abitazioni oggi; nella maggior parte dei casi, adombrate dalle TORRI BOSCO VERTICALE e dal processo "cool" in atto nella zona considerata un esempio di come si possa risanare una periferia con successo. Nel quartiere Isola si è cercato di attuare quel progetto di gentrificazione che doveva essere un esempio d'integrazione e di miglioramento generale di un area degradata, un punto d'incontro tra i ceti alti e quelli bassi, dove si favoriva la crescita di un nuovo cittadino, un ibrido tra il benestante all'ennesima potenza e le persone normali. La realtà è ovviamente molto diversa, Qui si è espressa la finanza del Real Estate che ha evidentemente intercettato quella strategia, anche politica, che voleva una Milano che uscisse dal tema del provincialismo per competere con le grandi città europee e mondiali, dunque doveva avere il suo Skyline, elemento essenziale di distinzione dalle cittadine italiane radicate sulla propria storia e morigeratezza borghese (Torino, Firenze, Roma, Napoli, Palermo).
Poi c'è la realtà o per meglio dire la strategia che sta a monte, occultata da belle presentazioni confezionate ad-hoc su studi di strategia sociale, di convegni nelle stanze alte dove risiedono i presidi di comando in cui si decide chi, dove, come e perché. Tutto molto semplice invece. La questione delle case popolari di Isola, oggi sempre più degradate, si risolverà con la cessione a una società di gestione dei patrimoni pubblici che si occupi di acquisizione e gestione del patrimonio edilizio pubblico, cercando di metterlo a reddito come? Lettere di sfratto per insolvenza, minacce sui ritardi al canone, fare il meno possibile in modo da declassare l'edificio fino a renderlo inospitale, nel quale resistono gli strati meno abbienti per ovvie ragioni, fino allo sfinimento e resa. Evidentemente la straegia è rendere la vita difficile a chiunque tenti di resistere. Una volta completato il pressing con successo fatto di lettere di sfratto, di aumenti del canone, di estorsioni per coprire costi di risanamento o riparazione, di rallentamenti nel riparare ascensori, tubazioni, infiltrazioni, perdite varie, si demolisce per ricostruire con criteri di edilizia di livello centrando il target di una società nata per questo con la famosa formula: Valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico. Evidentemente in questo luogo, il valore degli immobili anche infimi, è arrivato a livelli paradossali, tali da rendere impossibile la coesistenza tra cittadini del Bosco Verticale e cittadini dei palazzi popolari, due mondi paralleli che si guardano a vicenda, in cui in uno staziona il benessere più alto pensabile, e nell'altro il degrado sociale e il disagio economico ai quali si aggiuge la distorsione del concetto di dignità per una città come Milano e per un Municipio che dovrebbe essere più aggressivo su questi temi e che invece resta in terza fila, attento a non urtare la suscettibilità del potere e gli interessi che prevaricano su ogni pensiero d'integrazione e di raggiugimento di un livello di vita accettabile per tutti, in una Milano dell'integrazione e della tolleranza a patto che non diventi un ostacolo al raggiungimento degli obiettivi e delle strategie di messa a reddito e di plusvalenza di tutta la città.
Gianluca Gennai

