Anche a Milano la GEN Z, fragilità o cambio di prospettiva?

Le aziende sono in difficoltà con la generazione Z: "I ventenni hanno un approccio al lavoro più distaccato dei colleghi più anziani, che lo vivono come un problema"
Sembra che la Gen Z non sia più disposta a sacrificare tutto per la carriera: vuole flessibilità, benessere, confini chiari tra vita privata e lavoro. E quando questi elementi mancano, cambia aria senza tanti sentimentalismi.
È il gruppo più incline a lasciare un posto che non offre equilibrio o autonomia, e percepisce l’ambiente di lavoro come meno collaborativo rispetto alle generazioni precedenti. Molti leggono questa attitudine come disimpegno — il solito eterno cliché dei giovani “scansafatiche”.
Ma forse è una distorsione prospettica: da giovani siamo stati tutti più egocentrici e meno allineati alle logiche aziendali. E forse oggi la Gen Z sta semplicemente dicendo ad alta voce ciò che molti, nelle generazioni più grandi, avrebbero voluto dire e non hanno mai potuto: il lavoro è importante, ma non è tutto?!
O forse è più un aggiornamento di sistema che una ribellione? Quindi non tanto una generazione fragile, ma una generazione che rifiuta un modello di lavoro che non sente più sensato?

