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Forum Sanità Digitale

Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano — C3I, Gruppo di Lavoro Sanità Digitale


La giornata organizzata dall'Ordine degli Ingegneri di Milano, in collaborazione con il C3I e ospitata da Regione Lombardia, ha messo attorno allo stesso tavolo ingegneri, medici, giuristi, rappresentanti istituzionali e operatori del settore sanitario. Il risultato è stato un quadro lucido, a tratti scomodo, ma necessario: la sanità digitale italiana è a un punto di svolta, e il modo in cui gestiremo i prossimi anni deciderà se gli investimenti del PNRR produrranno valore reale o resteranno infrastruttura inutilizzata.

Il dato come infrastruttura strategica

Il filo conduttore dell'intera giornata è stato il dato sanitario: non un elemento tecnico neutro, ma un bene collettivo che accompagna ogni cittadino per tutta la vita. La Presidente Carlotta Penati ha sintetizzato bene il punto: il dato, per generare valore, deve essere di qualità, interoperabile, accessibile e sicuro. Quattro aggettivi che sembrano scontati ma che, nella pratica quotidiana del sistema sanitario nazionale, sono tutt'altro che garantiti.

Il PNRR ha stanziato oltre 4 miliardi per la modernizzazione tecnologica ospedaliera e circa 1,3 miliardi per il Fascicolo Sanitario Elettronico. La fase degli investimenti infrastrutturali è quasi conclusa. Ora inizia quella più delicata: trasformare gli strumenti in capacità organizzativa, in qualità dei servizi, in benefici concreti per cittadini e operatori sanitari.

Interoperabilità: il problema dell'ultimo miglio

Uno dei temi più discussi, e più controversi, è stato quello dell'interoperabilità. Esiste un livello nazionale di standard, ma nella tratta tra regione e operatori di mercato ogni Regione implementa le proprie API, le proprie modalità di accesso, i propri protocolli. Il risultato è che, in Italia, esistono di fatto venti sistemi diversi che si comportano in modo non uniforme, con costi di implementazione elevati per le aziende, qualità variabile del dialogo tra sistemi e, soprattutto, una moltiplicazione delle superfici di attacco dal punto di vista della sicurezza.

La proposta concreta emersa dal dibattito è almeno quella di avviare una raccolta sistematica e pubblica di tutti questi standard regionali, come primo passo verso un'armonizzazione che oggi non esiste. Un repository nazionale delle API e delle modalità di accesso regionale sarebbe già un punto di partenza non banale.

Cybersecurity: cultura prima che tecnologia

Sul fronte della sicurezza informatica il messaggio è stato netto: il problema non è solo tecnico, è culturale. Negli ospedali esistono ancora macchine con sistemi operativi obsoleti, antivirus non installati, aggiornamenti software che non vengono eseguiti per non interrompere i processi clinici. E quando avviene un incidente, spesso mancano le basi operative per gestirlo: chi si chiama, entro quanto si notifica al Garante, chi coordina la comunicazione.

La NIS2 ha introdotto l'obbligo di un punto di contatto e di strutture di incident response, ma la distanza tra obbligo normativo e capacità operativa reale rimane significativa. La strategia difensiva si è spostata: non basta più il backup offline (la regola 3-2-1 è comunque necessaria), perché i gruppi ransomware oggi esfiltrano i dati prima di cifrare, rendendo possibile il ricatto anche in presenza di sistemi di recovery efficienti. La risposta deve essere sistemica: rilevazione precoce delle anomalie, autenticazione multifattore, incident response plan testato e multifactor authentication su tutti gli accessi critici.

Telemedicina: da sperimentazione a sistema

Agenas ha presentato lo stato della Piattaforma Nazionale di Telemedicina (PNT), un investimento da 1,5 miliardi complessivi che ha superato la fase pilota ed è ora in regime operativo. Le quattro tipologie di servizio minimo (televisita, teleconsulto, teleassistenza e telemonitoraggio) sono attive e integrate con il FSE 2.0. Il dato clinico non è più solo documentale ma è strutturato e interscambiabile secondo standard nazionali.

Tuttavia la Società Italiana di Telemedicina ha ricordato un punto critico: la tecnologia non può essere calata dall'alto per decreto. Il valore della telemedicina si realizza solo quando viene integrata nei processi di cura esistenti. L'esempio citato dei pazienti arruolati in un programma di telemonitoraggio, di cui solo una minoranza è rimasta attiva, è emblematico: l'innovazione produce risultati solo quando si trasforma in modelli organizzativi sostenibili.

Intelligenza artificiale: opportunità reale, governance ancora incompleta

L'IA è stata presente in quasi tutti gli interventi, con sfumature diverse. Dal lato delle applicazioni, il caso degli oncologi di Reggio Emilia che si trovano a gestire 50-60 referti per paziente e che necessitano di sintesi automatiche per non essere sopraffatti dal volume informativo, è diventato l'esempio più concreto e diretto dell'utilità dei sistemi di supporto alla decisione clinica. Non è fantascienza: sono trial in corso, con comitati etici già impegnati a valutare decine di studi che includono componenti di IA per la medicina di precisione.

Sul fronte della governance, invece, la situazione è più complessa. La legge 132 del 2024 disciplina l'uso dell'IA in sanità, ma i decreti attuativi per l'addestramento dei modelli su dati clinici individuali sono ancora in fase di predisposizione. E rimane aperto il tema cruciale della sovranità del dato: i modelli di frontiera dei grandi vendor cloud imparano dai dati che ricevono. Un dato sanitario condiviso con un modello esterno non è solo un dato inviato, è un contributo all'addestramento di un sistema che non controlliamo. La risposta non è bloccare l'innovazione, ma sviluppare la capacità di gestire i dati internamente, con modelli on-premise o in cloud governato, dove la separazione tra elaborazione e addestramento sia garantita contrattualmente e tecnicamente.

Complessità normativa e governance: serve visione orizzontale

L'avvocato Stefanelli ha posto il problema in modo diretto: una complessità normativa eccessiva non produce compliance, produce paralisi o aggiramento. GDPR, NIS2, AI Act, Data Act, FSE 2.0, normative regionali: la sanità digitale italiana è immersa in un ecosistema regolatorio stratificato che richiede competenze multidisciplinari per essere navigato. Non si può più ragionare per silos verticali, un avvocato che conosce solo il GDPR, un ingegnere che conosce solo le reti: serve una visione orizzontale alta, capace di tenere insieme il quadro e scendere nel dettaglio solo quando necessario.

La sintesi del moderatore Stefano Tazzi ha chiuso il cerchio: il successo della trasformazione digitale in sanità non dipende dalla tecnologia, dipende dalla capacità di governarla. E governarla richiede professionisti con competenze adeguate, ruoli chiaramente individuati e responsabilità tecniche riconosciute. L'ingegnere dell'informazione, in questo scenario, ha un ruolo essenziale: traduce esigenze cliniche in architetture, verifica la qualità delle soluzioni, presidia sicurezza e interoperabilità. Non è rivendicazione corporativa: è una necessità funzionale del sistema.


Temi per i prossimi webinar

Dalla ricchezza del confronto emergono con chiarezza cinque aree che meritano approfondimento dedicato:

1. Interoperabilità regionale e standard aperti. Come costruire un repository nazionale delle API sanitarie regionali e avviare un processo di armonizzazione che riduca la frammentazione attuale.

2. Incident response in sanità. Progettazione di un modello operativo per la gestione degli incidenti informatici in strutture sanitarie, con simulazioni, ruoli, tempistiche di notifica e integrazione con le autorità competenti (ACN, Garante, CSIRT).

3. IA in sanità: modelli on-premise e sovranità del dato. Casi d'uso, architetture tecniche e framework contrattuali per l'uso di sistemi di intelligenza artificiale senza trasferimento di dati clinici a terze parti.

4. Governance normativa integrata. Lettura sistematica del quadro GDPR + NIS2 + AI Act + Data Act applicato alla sanità digitale: sovrapposizioni, conflitti, priorità operative.

5. Digital twin e medicina di precisione. Stato dell'arte dei modelli computazionali applicati al paziente, con focus su aspetti di qualità del dato, validazione clinica e responsabilità professionale.



Roberto Re, componente del Gruppo di Lavoro Sanità Digitale — C3I / Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano

https://www.adnkronos.com/speciali/forum_ingegneria_sanita_digitale/ 

Allegati (1)

La locandina

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