Sono la mamma di una ragazza disabile gravissima ormai diciassettenne. Mia figlia frequenta la Scuola Statale Speciale Pro-Juventute alla Fondazione Don Gnocchi di Milano. Presso la Fondazione Don Gnocchi Onlus di Via Capecelatro a Milano è ospitato in convenzione un plesso scolastico dipendente dalla Direzione Didattica Statale G.L. Radice di Via Paravia. La scuola è frequentata da circa 70 bambini con disabilità di diverso livello, anche gravissime . La scuola fornisce il personale docente statale. La Fondazione fornisce i locali, il pasto, il personale ausiliario con compiti assistenziali, il personale medico e paramedico (neuropsichiatri infantili, psicologi, fisiatri, terapisti della riabilitazione, infermieri) . Nel 2009 , a seguito dei tagli all’istruzione apportati dalla riforma Gelmini, il corpo docente della scuola speciale sarebbe stato ridotto di 15 unità, portando cos’ da 60 a soli 45 i docenti aumentando pertanto il rapporto alunno/insegnante con conseguente grave disagio per gli allievi della scuola, costretti ad attendere “il loro turno” per svolgere le funzioni. Organi di stampa riportavano , in data 25.10.2009, l’annuncio dell’Assessore regionale all’Istruzione Giovanni Rossoni del reintegro dei numero dei docenti presso la scuola speciale, spiegando che sarebbero stati utilizzati insegnanti di sostegno precari e che sarebbe stata la Regione Lombardia a pagare il personale in piu’ (fonte la Repubblica domenica 25.10.2009). Ad oggi, il numero dei docenti presso il suddetto plesso scolastico non sarebbe ancora stato reintegrato ed al fine di compensare tale carenza, la Fondazione avrebbe messo a disposizione educatori e personale ASA. Bisogna ammettere che il profilo professionale e le competenze di un insegnate e di un operatore ASA sono profondamente diversi, pertanto il percorso didattico ed educativo dei ragazzi frequentanti la scuola speciale viene meno senza il reintegro del numero dei docenti che possano seguirli.

Trovo che il diritto allo studio sancito dall’art.34 della Costituzione venga irrimediabilmente violato e a seguito di questa gravissima situazione deciso di presentare un esposto alla Magistratura della Procura di Milano ma il P.M. assegnato al mio esposto non mi ha mai chiamato né ha mai avviato un indagine. E’ passato oltre un anno e mezzo ma io non mi stanco di lottare … alla mia bambina è stata negata la possibilità di esprimersi ma io sarò sempre la sua voce. Per lei e per tutte le persone che vivono situazioni di grave difficoltà.

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