Buongiorno,
a voi la mia proposta come candidato sindaco del PCL in merito al problema della sanità
La sanità in Italia rappresenta un business gigantesco secondo ultimi dati lo stato ha destinato al comparto sanitario nazionale già nel 2008 100 miliardi e 500 milioni di euro circa ,un fiume enorme di denaro che serve a finanziare gli ospedali cliniche convenzionate industrie farmaceutiche. Una spesa in costante crescita che assorbe circa il 7 per cento del prodotto interno lordo. Nella Regione Lombardia la sanità è stata fondata sull’attacco al settore pubblico e sulla volontà di affermare una sanità privata e convenzionata e “rimborsata” La posta in gioco è enorme “un giro d’affari di oltre 16 miliardi di euro e il 30 per cento finisce in tasca alle lobby private come ha ben illustrato l’inchiesta apparsa sull’Espresso del 11 febbraio 2010 a firma dei giornalisti Tommaso Cerno e Daniela Minerva.

Ma vediamo la genesi della sanità pubblica privata in Lombardia il tutto ha inizio con la Legge regionale 1 del 1977 due anni dopo il primo mandato a Formigoni che ha inizio il processo di liberalizzazione della sanità lombarda.

Il processo che condurrà alla Legge, ha attinto al principio di una piena parità pubblico privata, tutto nella logica formigoniana, liberalizzando l’erogazione delle prestazioni accreditando tutta l’offerta ospedaliera.

Se si cita la Banca dati strutture accreditate e iscritte al registro regionale si nota che fino al 1996 l’81 per cento dei ricoveri avveniva in strutture pubbliche mentre le percentuali del privato alleggiavano intorno al 19% se si vuol operare un confronto si nota che i posti letto nel 2003 erano 4475 in meno rispetto al 1996 A fronte di un calo di quasi 8000 posti letto nel pubblico con un privato in controtendenza che aumentava di 3456 unità quasi del 34,3 % I dati dimostrano che in Lombardia si assiste ad un sovradimensionamento del privato a sfavore del pubblico, grazie alla politica dell’accreditamento un altro regalo di Formigoni.

L’accreditamento consente ad un ospedale od a una casa di cura la possibilità di di lavorare all’interno del servizio sanitario regionale, ossia di partecipare ai rimborsi che vengono dalle casse pubbliche, tutto questo come è stato descritto da Ferruccio Pinotti nel testo “La lobby di Dio” è frutto di una delibera della Giunta Lombarda e quindi è una scelta politica. Basta solo rammentare che nel 2001 il numero di strutture accreditate era di 737 poi è salito a 1014 nel 2008. Ovviamente la maggior parte di strutture accreditate appartengono al privato, La nostra Regione diviene così un paradiso per la sanità privata.

A questo punto vorrei citare un caso emblematico per tutti ma ce ne sarebbero altri, il Polo geriatrico riabilitativo di Cinisello Balsamo, ottiene dalla Regione l’accreditamento presso il Servizio sanitario nazionale di 141 posti letto a uso riabilitazione. La struttura è privata, ma il ricovero lo paga lo Stato. Nel 2004 Formigoni ha accreditato il Polo geriatrico con altri 246 posti per la sede di Milano città, dando contestualmente il via libera a un’altra società la Polo Riabilitativo srl, per la costruzione di una nuova struttura con 216 posti letto fra degenza, day hospital, emodialisi, radiologia e altro ancora”.

La lobby è chiara, ovviamente in Regione Lombardia di casi emblematici si pensi alle scelte di rete che sta operando il settore privato.

Il San Raffaele che ha ampliato enormemente la sua struttura istituendo un dipartimento di ricerca, inglobando la rete delle cliniche Ville Turro.

Non ci sembra il caso di rammentare le indagini che sta svolgendo la magistratura fra cui anche la Fondazione «Centro San Raffaele del monte Tabor» che, con un provvedimento notificato al fondatore don Luigi Verzè, individuato come legale rappresentante, si vede sequestrare in base alla legge 231/2001 sulla responsabilità penale delle imprese quasi tre milioni di euro che doveva avere dalla Asl, pari al rimborso per i rimborsi gonfiati. L' ultima indagine dei pm Grazia Pratella e Tiziana Siciliano, che da più di un anno gettano nel panico la sanità privata milanese a ogni atto investigativo, colpisce il San Raffaele prendendo di mira i ricoveri «lunghi» nel centro del sonno della clinica Turco, al quale ogni anno si rivolgono 6.000 pazienti.

L’Humanitas di Rozzano sta sperimentando un modello innovativo di Azienda Ospedaliera con pochi letti di degenza e una rete amplissima di servizi che lo stanno portando a incorporare altre realtà di offerta sanitaria.

L’Istituto Oncologico Europeo ha potenziato l’offerta nel settore della cura dei tumori, il Monzino e la clinica S.Donato stanno di fatto egemonizzando l’offerta di qualità nel settore cardiologico prima saldamente nelle mani delle strutture pubbliche.

I privati stanno programmando le più significative operazioni di potenziamento della rete ospedaliera di Milano; oltre alle cose già ricordate va sottolineato il progetto di creazione del CERBA con lo spostamento del Monzino vicino allo IEO e la creazione in quell’area della Bethesda italiana (peccato che sia praticamente in mezzo alla campagna in una zona assolutamente mal collegata da un punto di vista viario e poco servita da mezzi pubblici). IL Cerba sorgerà a Milano, su un area di oltre 610.000 mila quadri adiacente all’Istituto Europeo di Oncologia, e realizzerà attività di ricerca, formazione e cura. Verrà creato, inoltre, un Centro multidisciplinare per l’oncologia, la cardiologia, la neonatologia e le neuroscienze, dotato di piattaforma tecnologica comune, che integri ricerca sperimentale e clinica, servizi terapeutici e diagnostici e strutture per la cultura scientifica. Verranno raggruppati nella stessa area i principali istituti milanesi operanti nell’oncologia, cardiologia e neuroscienze. All’attività di ricerca, svolta da oltre 500 scienziati, collaborerà anche l’IFOM (Istituto di Oncologia Molecolare), e l’attività di formazione sarà svolta dalla SEMM (Scuola Europea di Medicina Molecolare) e dall’Università. L'intervento avrà un costo di oltre 1.124 milioni di euro: sarà finanziato interamente con i capitali privati di un pool di banche e assicurazioni. Il Cerba sorgerà sui terreni di Ligresti…

Occorre precisare che è un atto amministrativo e politico che pianifica la sanità lombarda è il Piano Soci Sanitario che viene redatto ogni due anni tale documento indica le priorità. Sul piatto ci sono circa 1,5 miliardi all’anno da ripartire tra le Regioni a cui spetterà il compito finale di dare concretezza a queste strategie.

Le sfide sono note: domanda di salute crescente, invecchiamento della popolazione, aumento dei malati cronici, risorse scarse. In una parola: sostenibilità. Che va garantita «attraverso un sistema di governance multilivello (nazionale, regionale e aziendale) capace di assicurare un costante equilibrio tra il sistema delle prestazioni e quello dei finanziamenti». E di recuperare efficienza, soprattutto nelle Regioni in rosso. Le criticità sono evidenziate con chiarezza: l’inappropriatezza di alcune prestazioni ospedaliere, legate all’«organizzazione ancora insufficiente della medicina generale  e del livello territoriale; le lunghe liste d’attesa; l’ingiustificato livello di spesa farmaceutica per abitante di alcune Regioni; un livello qualitativo dei servizi molto differenziato.

Rammentiamo che i lombardi pagano per prestazioni private quasi seicento euro a testa come è stato denunziato dal libro bianco sulla sanità, I tempi d’attesa per molti esami diagnostici, nonché visite specialistiche sono lunghissimi e così alti da spingere il cittadino verso il privato pagando così di tasca propria. Questo però è un costo della sanità se il pubblico ed il privato accreditato fossero più efficienti il cittadino potrebbe evitare di attingere alle proprie risorse.

Oltre alle visite private a pagamento vi sono i costi dei ticket sulle prestazioni e sui farmaci applicati dal servizio sanitario regionale, che per i farmaci sono fra i più alti d’Italia, Come ciliegina sulla torta vi è l’addizionale regionale IPERF prelevata direttamente sul reddito in busta paga o nelle dichiarazioni dei redditi. Ovviamente l’addizionale non è ancora applicata sui redditi superiori a 15.500 in su.

Tutti questi dati dimostrano come la sanità venga intesa come un business e non come un diritto del cittadino, altra questione riguardano i consultori e i progetti giocati sull’autodeterminazione delle donne pensiamo al progetto Nasco grazie ai Centri aiuto per la vita. L’intervento è rivolto alle donne che rinunciano alla scelta di interrompere volontariamente la gravidanza, in presenza di un aiuto economico e di una proposta di progetto personalizzato. L’aiuto economico consiste in 250 euro mensili 250, per un massimo 18 mesi, suddivisi tra il periodo precedente il parto ed il periodo successivo alla nascita del bambino.

Credo che questo sia una misura lesiva alla dignità della donna e che ricorda tanto le politiche delle nascite del ventennio.

L’ elenco sulle difformità della Sanità in Lombardia potrebbe continuare ma credo che sia giunto il momento di affermare che dobbiamo essere per una sanità pubblica di qualità aperta a tutti e che il diritto della salute venga salvaguardato sempre.

Siamo per l’abolizione dei ticket per le fasce più deboli attraverso una tessera di esenzione. Su questo ultimo aspetto vorrei aggiungere l'annosa questione dell'evasione sul ticket. Gli ultimi dati, pubblicati su Repubblica, indicano che in Italia c'è un'evasione del ticket di 1 miliardo di euro all'anno, pari al 40% degli utenti. Il giochino dell'evasione è molto semplice: per aver l'esenzione, per motivi economici, basta fare un'autocertificazione per non pagar la tassa su visite ed esami. ecco perchè è necessario fissare delle nuove regole affinche paghi chi ha realmente i soldi.

Fabrizio Montuori

Candidato sindaco del Pcl

Scritto 8 anni fa da
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