Il gioco dei bambini, soprattutto nella sua dimensione collettiva, si è da sempre svolto nei luoghi aperti, che dovrebbero presentare sia caratteristiche di comunanza, che di protezione.

La vita delle grandi città ha progressivamente comportato una compressione degli spazi idonei al gioco comune dei bambini, a causa del moltiplicarsi dei pericoli e al crescere dell’affollamento e del traffico veicolare.

Una società che si appresta a divenire sempre più multietnica e multiculturale ha ancor più bisogno che i propri bambini crescano insieme, sviluppando tutte quelle competenze motorie e sociali che consentono di acquisire autonomia, sicurezza e padronanza del proprio corpo ma anche, al tempo stesso, di comprendere gli altri, di coordinarsi, di fare la pace dopo un litigio, di capire fin dove si può osare e dove invece ci si deve fermare.

Ai giochi di movimento e di gruppo che un tempo animavano le strade cittadine oggi è rimasto spesso un solo spazio praticabile avente accessibilità per così dire, potenzialmente libera e spontanea: i cortili che sono, appunto, al tempo stesso, parti comuni per definizione e zone sufficientemente protette.

La normativa cittadina oggi vigente disciplina, fin troppo esplicitamente, questo tema.

E se è pur vero che il diritto al gioco dei bambini negli spazi condominiali deve per principio essere riconosciuto anche in assenza di norme cittadine (in quanto non è consentito ai regolamenti condominiali comprimerne irragionevolmente l’esplicazione), va comunque rilevato che la prassi riconosce applicazioni diverse, soprattutto in riferimento alla disciplina degli orari in cui il gioco può essere liberamente consentito senza ledere altri interessi meritevoli di tutela quali quello alla quiete.

Si ritiene quindi oggi opportuno che il Comune di Milano, anche sulla scorta di esperienze già messe in atto da altre grandi città (Torino e Roma), assicuri uno standard di omogeneità sia in ordine al riconoscimento del diritto al gioco nei cortili condominiali, che alla disciplina degli orari in cui il gioco stesso si debba svolgere.

Infatti il quadro legislativo di riferimento impone che qualsiasi regolamentazione del diritto al gioco dei bambini rispetti sostanzialmente la Convenzione sui Diritti del Fanciullo, del 20 novembre 1989.

Una proposta concreta ed esente da effetti sul bilancio dell’Amministrazione potrebbe essere una Delibera di Consiglio Comunale  con cui si riconosca il diritto dei bambini al gioco e alle attività ricreative nei cortili e comunque nelle aree scoperte delle abitazioni private e che disciplini i regolamenti di condominio che potranno disporre limitazioni al diritto di cui sopra, per evitare molestie alla quiete pubblica, solo all’interno di determinate fasce orarie.

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