Ritengo la costituzione di MilanoSport un’anomalia tutta milanese, che non trova riscontro in altre città, dove le amministrazioni intervengono con forti provvedimenti a sostegno dell’associazionismo sportivo di base.

Il tariffario di utilizzo delle palestre comunali (in carico a MilanoSport) sancisce la distinzione tra attività agonistica ed attività non agonistica,  ai fini del riconoscimento di tariffe agevolate.

In questo modo si penalizzano attività che, pur non appartenendo alla categoria delle “agonistiche”, rivestono particolare rilevanza dal punto di vista sociale mentre le attività agonistiche “professionistiche” (che come le altre attività produttive dovrebbero essere disciplinate dalle regole del mercato) sono ulteriormente agevolate anche rispetto alle attività agonistiche dilettantistiche.

Succede, pertanto, che nelle ore antimeridiane il Comune sostiene gli allenamenti dei professionisti, certamente non bisognosi di sussidi (tariffa oraria: € 13,00), mentre ai corsi per anziani, negli stessi orari, applica tariffe superiori a € 20,00; il paradosso è evidente.

Inoltre, considerato che le attività dei più giovani si svolgono normalmente dalle 17.00 alle 19.00, analizzando la tariffa/orario di utilizzo si evince che il settore agonistico fruisce di una tariffa oraria di € 22,00, mentre al “non agonistico” è applicata la tariffa di € 50,00.

 

Una distinzione decisamente più appropriata potrebbe essere quella tra attività dilettantistiche (agonistiche e non) ed attività professionistiche.

Per evitare poi di sostenere impropriamente attività dilettantistiche “speculative”, sarebbe sufficiente operare una netta distinzione tra operatori “profit” e “no profit”, riconoscendo tariffe agevolate alle sole organizzazioni che non hanno finalità lucrative.

Un’ulteriore distinzione tra queste ultime potrebbe essere fatta in base alle fonti di finanziamento, privilegiando le “associazioni” rispetto alle “società” ed in particolare le associazioni che si finanziano in modo totalmente autonomo rispetto a quelle che fruiscono anche di sponsorizzazioni o che introitano ricavi anche mediante “vendita dei cartellini-atleti”.

MilanoSport e l’arbitraria revisione del “piano tariffario comunale” hanno quindi penalizzato le attività di organizzazione corsi delle piccole associazioni, escludendole di fatto dall’utilizzo degli impianti; ed allargato a dismisura il monopolio della società partecipata.

Queste linee di indirizzo denotano una politica alquanto stravagante, che sostanzialmente ne capovolge i compiti: ai servizi pubblici devono provvedere i privati perché le istituzioni devono pensare solo agli introiti economici.

Le fasce orarie a più basso costo (mattino e primo pomeriggio) possono essere utilizzate, infatti, o da persone anziane, o da chi pratica lo sport per professione.

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