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<title><![CDATA[Incontro 2025-05-11 "Il pensiero orientale a confronto con la Dialettica di Hegel" Livieri Paolo]]></title>
<link><![CDATA[https://www.partecipami.it/infodiscs/view/43565]]></link>
<description><![CDATA[Relazione:
11 maggio 2025  "Il pensiero orientale a confronto con la Dialettica di Hegel" (Videoregistrazione, Bibliografia)
Relatore:
Dr. Paolo Livieri, Assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Cognitive dell’Università di Messina."Paolo Livieri si è formato presso l'Università degli Studi di Padova, completando la sua formazione con un dottorato in Filosofia Teoretica. Dopo alcune esperienze di insegnamento presso gli atenei di Padova e di Verona, ha deciso di avvicinarsi alla filosofia della religione, ottenendo un dottorato in Studi Religiosi presso la McGill University di Montréal, Canada. Ha svolto periodi di ricerca in Germania, Gran Bretagna, e Giappone, prima di ritornare nel 2022 in Italia, presso il dipartimento di scienze cognitive dell'Università di Messina. All'attività di ricerca nella filosofia classica tedesca, nella filosofia della religione, e nel pensiero giapponese contemporaneo, affianca un'attività di insegnamento rivolta all'approccio fenomenologico nelle scienze cognitive contemporanee.Attualmente sta scrivendo per Cambridge University Press una monografia sul rapporto tra religione e filosofia in G.W.F. Hegel"
Curriculum Vitae in RELATORI CV]]></description>
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<item><title><![CDATA[Oltre la Dialettica, verso Oriente
Sulla relazione...]]></title>
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<description><![CDATA[Oltre la Dialettica, verso Oriente
Sulla relazione del prof Livieri<br /><br />
In filosofia, meglio annotare subito i pensieri, per non perdere nulla, anche i risvolti della lucida e chiara conferenza del prof. Paolo Livieri sul pensiero orientale in rapporto con la dialettica hegeliana. Almeno dal mio modesto punto di vista, e il mio intervento in margine.  Sono entrato in sala quando il prof. parlava di limite e di origine. Di limite, in quando livello da superare già nella dialettica hegeliana, quando ogni tappa dell’esperienza e della fenomenologia dello Spirito diventa step, per così dire, di un superamento, di un oltre-limite, di un oltrepassamento. Omnis determinatio est negatio, e se movimento dello Spirito c’è, è perché c’è un limite e un superamento del limite, un soggetto che pone e un oggetto-limite, un cammino a ostacoli per così dire: Il Divenire nella dialettica hegeliano è questo continuo espandersi della sostanza e del subiectum come sostanza, questo continuo andare oltre il predicato da parte del soggetto, fino a un Soggetto universale e globale, fino alla Sostanza. E si parlava di Origine, perché anche la Dialettica presuppone in Occidente un limite-origine, una stabilità di partenza, una causa metafisica originaria, da ritrovare come aitia originaria e da raggiungere come causa finale. C’è sempre un limite e sempre una origine, insomma, nella dialettica occidentale, e dunque spesso una meta-fisica incorporata. Nella metafisica e spesso anche nella dialettica occidentale c’è una volontà di limite e di stabilità, di scienza e di certezza, di sostanza e di fermezza del sapere: un episteme di base, permanente e omogeneo.
Ora guardiamo la differenza, già nel linguaggio oriental-giapponese di una frase come “il fiore rosseggia”, rispetto a “il fiore è rosso”. Cosa cambia? Che nella seconda, occidentale, il colore rosso non è necessariamente un attributo consustanziale al fiore, non rosseggia insieme al fiore come appare, ma è attaccato al soggetto-fiore, alla sostanza-fiore, grazia alla copula ‘è’, dunque a partire da un originario distacco fra soggetto e predicato. Nel giapponese rosseggiare del fiore, invece, nel diventare verbo del predicato, appare la consustanzialità rossa del fiore e non c'è bisogno della copula che unisce. Il linguaggio occidentale, in questo, caso, unisce solo ciò che è diviso, soggetto e attributo, sostanza e apparenza, io e oggetto (nel subiectum), anche se poi l’oggetto diventa limite da superare dialetticamente. Nel linguaggio orientale, invece, in questo senso, soggetto e attributo, sostanza e apparenza, soggetto e mondo per così dire…. sono già uniti, il rosso non si aggiunge a quel fiore, “è” quel fiore.
Questo vuol dire allora che la dialettica hegeliana, dominante nella dialettica occidentale, ha qualcosa chi divisivo, di dia-lettico appunto, rispetto ad altre forme di sapere che uniscono già nel linguaggio, con-giungono, non separano la sostanza dall’apparenza, il soggetto dall’oggetto e dal mondo, e fanno dello stesso aggettivo o attributo o predicato un Verbo, un modo di Essere?
Ma è vero che la Dialettica in occidente separa e non unisce? E’ vero che, dopo la tesi e l’antitesi, la sintesi supera ma non è la coniunctio di entrambe, l’indiviso in partenza?
Prendiamo il Limite di un Cerchio, dice il prof. Il cerchio nello spazio confina o divide? Confina la spazio interno del cerchio, lo delimita, o lo separa dallo spazio esterno, e solo separandolo, dividendolo dallo spazio esterno e in qualche modo mostrando lo spazio esterno, mostra se stesso come cerchio? Cosa vuol dire questo? Che lo stesso limite o confine o perimetro del Cerchio può essere visto da entrambi i risvolti: quella interno e quello esterno, quello che fa cerchio e quello che fa non-cerchio, l’essere del cerchio e il suo non essere. Anzi non è il non essere del cerchio, lo spazio che lo racchiude dall’esterno, che lo delimita, a fare di lui un cerchio? Questo doppio risvolto, chiamiamolo soglia o double face del limite, che può essere visto da un lato e dall’altro, dove il pieno fa il vuoto ma il vuoto fa il pieno, lo si può applicare anche all’Origine. Anche l’origine, che in Occidente e soprattutto è cercata nella Metafisica ma anche nella Dialettica come Stabile, Ferma, Permanente…. è in Oriente a doppio risvolto, tra Essere e Non Essere, è instabile e impermanente. La famosa impermanenza delle filosofie orientali (per esempio il taoismo) rende precario, ambiguo e doppio come un confine a doppio risvolto il concetto di Origine.
Insomma sia il concetto di Limite che quello di Stabilità e di Permanenza anche nella dialettica hegeliana, se nel nella filosofia metafisica dell’Assoluto, andrebbero riviste, alla luce delle stesse filosofie orientali da cui sembra (ricordo io) che sia scaturita l’origine della filosofia occidentale.
Insomma un ripensamento della stessa dialettica è possibile, da questo punto di vista. E il paradosso vuole, mi pare di capire, che la stessa dialettica hegeliana sembra nascondere i semi (o forse il rimosso) di un  trascendimento, più che della trascendenza, di una Impermanenza del Divenire e delle Forme, di una Impermanenza degli Opposti. Cosa vuol dire? Che probabilmente la filosofia orientale può aiutare noi occidentali, figli di Hegel, a uscire dall’impasse della dialettica come opposizione, contrapposizione, conflitto tra opposti (tesi-antitesi, soggetto-oggetto, sostanza-predicato, io-mondo) in nome di una Coniunctio dove gli Opposti sono facce (come Ying e Yang) della stessa medaglia. Questo non è semplice trascendimento delle Forme, delle Parzialità in vista di una Totalità, delle tappe dello Spirito relativo in nome di uno Spirito Assoluto, ma -per così dire- Trascendentalità dell’Impermanenza, ossia l’Ossimoro di una Sostanza Trasmutante, oltre che di un Soggetto che Muta.
Un divenire come vero Essere? una relatività universale come vera sostanza? Una instabilità delle cose e di noi tra le cose come vera Instabilità? Insomma la Permanenza dell’Impermanenza? L’ossimoro assoluto?
Una cosa è certa, che dal punto di vista di un certo Oriente, la dialettica come meccanismo è…. meccanica e non organica. Tutto scorre meccanicamente ma senza linfa, senza organismo. Forse siamo di fronte a un Spirito Anemico.
Ma è tutto qui il discorso? Stiamo distruggendo la Dialettica Occidentale ed Hegel con lei per dire che dobbiamo avere in qualche modo Memoria dell’Oriente in noi?
No, non è così facile e queste conclusioni, se ho ben capito, non corrispondono a quelle del prof.  Livieri.
Lo dico brutalmente, per quello che ho capito (non esistono solo fatti in filosofia ma solo interpretazioni paranoiche, forse): dietro l’Oppositio della Dialettica hegeliana c’è una junghiana Coniunctio, non a caso di tipo orientale, il rimosso di una Unità degli Opposti, un Divenire fra luce e ombra, essere e non essere, tempo ed eternità. Il tutto non esplicitato, ovviamente, data la supremazia del Logos e della Logica, ma forse latente nel cosiddetto orologio della Dialettica. La danza taoista, per così dire, degli Opposti…. non è questa una via d’uscita poco occidentale dalla dialettica sclerotizzata? Quello che era il Negativo diviene l’Aggiunto, quello che era l’Ombra diventa una Luna Crescente, quello che era il non essere diventa parte dell’essere. E una ipotesi, forse paranoide, ma si parlava dei limiti della Dialettica occidentale, e l’Oriente (moderno e ancora di più antico) può insegnarci qualcosa.
E per finire la domanda (la domanda! urla il pubblico, qual è la domanda????!!)
Domanda: Professore, ma il ripensamento radicale, nella forma orientale, della nostra Dialettica occidentale, può portarci al suo Rimosso Inaudito, al suo Sogno e al suo Incubo, quello dell’Impermanenza?
Roberto Caracci]]></description>
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<pubDate>Sun, 11 May 2025 18:41:32 +0200</pubDate>
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