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<title><![CDATA[Milano corre ma non ascolta gli studenti che chiedono di non restare indietro]]></title>
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Milano e le occupazioni studentesche: un segnale che parla anche al mondo del lavoro. A Milano si torna a parlare di occupazioni. Con il Manzoni diventano dieci dall’inizio dell’anno.


Difficile archiviarle come “ragazzate”: sono il sintomo di una distanza crescente tra chi studia oggi e il mondo che li aspetta domani.


Le proteste non nascono nel vuoto. Nascono da scuole che fanno fatica a tenere il passo di una città che accelera. Edifici che mostrano crepe fisiche (strutture, sicurezza) e simboliche (dialogo, ascolto).


Ma la domanda vera è: cosa ci dicono queste occupazioni, a noi che lavoriamo nel mondo dell’innovazione, della tecnologia, delle aziende?


Che il tema non è solo educativo. È culturale e sistemico.


E riguarda direttamente il futuro del lavoro.


 1. Se i giovani devono occupare per essere ascoltati, qualcosa nel nostro modello di partecipazione è rotto.


E un sistema che non ascolta in fase formativa, difficilmente ascolterà quando questi giovani entreranno nelle aziende.


 2. La distanza tra scuola e lavoro non è un concetto astratto: è ciò che alimenta frustrazione, fuga di talenti, disallineamento delle competenze.


Parliamo spesso di skill gap, soft skill, employability. Ma tutto questo inizia molto prima dei primi colloqui.


 3. Una città che investe su crescita e internazionalizzazione non può permettersi una scuola che resta indietro.


Perché l’innovazione non nasce solo nei laboratori o negli acceleratori: nasce nelle aule che oggi sono chiuse per protesta.


 Se davvero vogliamo un futuro del lavoro sostenibile, inclusivo e competitivo, dobbiamo partire da lì: rimettere gli studenti al centro, prima che arrivino al mondo del lavoro già disillusi.


Le occupazioni non chiedono solo spazi più sicuri.


Chiedono un patto nuovo tra istituzioni, scuole, aziende e città.


Un patto che dica: vi stiamo ascoltando adesso, non quando sarà troppo tardi.
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<item><title><![CDATA[Come il paradigma del "lavoro" si deve evolvere, a...]]></title>
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<description><![CDATA[<strong><a href="/infodiscs/view/44379" target="_blank">Come il paradigma del "lavoro" si deve evolvere, a fronte dell'intelligenza artificiale, della denatalità e del sentimento della "Generazione Z"?</a></strong>
Vediamo la questione nel complesso.]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 23:47:07 +0100</pubDate>
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<item><title><![CDATA[Gli studenti nella stragrande maggioranza dei casi...]]></title>
<link><![CDATA[https://www.partecipami.it/infodiscs/view/44372#body_44374]]></link>
<description><![CDATA[Gli studenti nella stragrande maggioranza dei casi passano attraverso uno stage, che
e se va bene nell'ambito degli studi, da 0 euro al mese a 650. Spesso poi vengono lasciati a casa perché ce ne sono altri mille.
Ma di quale retorica vai discutendo?]]></description>
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 21:54:56 +0100</pubDate>
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