<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" ?>
<rss version="2.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"><channel>
<title><![CDATA[Piscine comunali a Milano: il punto non è l'emergenza. È il modello.]]></title>
<link><![CDATA[https://www.partecipami.it/infodiscs/view/44672]]></link>
<description><![CDATA[ 
www.coordinamentoparcoovest.it
Tre piscine all’aperto per oltre 1,3 milioni di persone non sono un incidente: sono una scelta.
Cantieri, costi, tempi lunghi, partenariati pubblico-privati. Tutto vero. Ma manca il punto politico: Milano sta progressivamente ridefinendo cosa considera “servizio pubblico”.
Per decenni le piscine erano infrastrutture sociali: accessibili, diffuse, pensate per chi resta in città. Oggi invece:
 
molti impianti sono chiusi da anni (alcuni dal 2018–2019)
le riaperture sono lente e incerte
la gestione si sposta sempre più verso modelli ibridi o privati
E allora la domanda non è “quando riapriranno?”
La domanda vera è: per chi riapriranno?
Perché il rischio è evidente: meno offerta pubblica → più pressione su poche strutture → più spazio al privato → accesso meno equo.
Non a caso Milano ha già prezzi tra i più alti d’Europa per le piscine pubbliche, rispetto ai redditi medi.
Il cortocircuito è tutto qui: la città che parla di clima, salute e inclusione… fatica a garantire una cosa semplice: un bagno accessibile in estate.
Non è solo un problema di manutenzione. È una scelta su che città vuoi essere. Se la balneazione urbana è un servizio essenziale (e con 40° sempre più lo è), allora va trattato come tale:con investimenti, priorità e tempi certi.
Altrimenti resta quello che è oggi:una promessa in cantiere.]]></description>
<ttl>60</ttl>
<image><title>partecipaMi</title>
<url>https://www.partecipami.it/files/logo_partecipami_big.png</url>
<link>https://www.partecipami.it</link>
</image>
</channel>
</rss>    
