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2 anni fa
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Tocca ai bambini più esposti segnalarci i paradossi della Città Metropolitana: dualismi, schizofrenie e sensibilità tarata sulla spending review. Il CAM, Centro assistenza minori di Milano, da 40 anni è l'unica struttura pubblica presente sul territorio nazionale, che accoglie minori 0-6 anni provenienti da situazioni di grave disagio psico-fisico, e bambini a rischio o oggetto di maltrattamenti e abusi per i quali è intervenuto il Tribunale dei Minori. Il CAM offre un servizio di qualità grazie al quale il minore viene assistito da una rete di professionisti (psicologi, pedagogisti, educatori) che offrono al bambino la possibilità di riscattarsi dai suoi vissuti di deprivazioni  e sofferenze. Le Tate Educatrici del CAM svolgono la funzione di restituire fiducia nei confronti dell'adulto ai bambini precocemente delusi dalla vita; all'interno della struttura infatti, i minori trovano quel contesto affettivo familiare dove possono instaurare legami relazionali adeguati e sicuri con educatori che svolgono funzioni genitoriali lungo le 24 ore. La peculiarità del centro è la cura e l'assistenza del bambino della fascia 0-3 anni, in particolare del neonato fin dalle sue dimissioni dall'ospedale e di bambini portatori di handicap anche gravi che, se non fossero presi al CAM, verrebbero messi in una comunità per disabili. Al CAM invece, proprio questi bambini vengono accompagnati nel loro percorso terapeutico senza però trascurare l'aspetto affettivo di una famiglia, aspetto fondamentale per far sì che il recupero sia più veloce ed efficace. L'eccellenza del centro ha fatto assegnare al CAM non solo minori della città ed hinterland milanese (l'80 % )ma anche bambini da varie provincie italiane. Una eccellenza dovuta alla natura pubblica del servizio, che permette a educatrici e operatori di condividere lo stesso progetto indipendentemente dalla loro fede religiosa e dal loro orientamento politico Regione Lombardia partecipa al pagamento di una parte della retta, secondo tabelle istituzionali che determinano quattro livelli di gravità, contribuisce anche il Comune di Milano.  Ora la struttura che può accogliere fino a 42 bambini suddivisi in 6 casette ha dovuto rifiutare le richieste per 20 minori. Al mancato reintegro, negli ultimi anni, del personale uscente , che ha portato alla chiusura di due casette, si è aggiunta la decisione del legislatore che nella legge per le città metropolitane non ha riconosciuto la funzione svolta dal CAM come fondamentale. Non l'ha proprio considerata, forse perché unica in Italia, ma non è neanche una funzione dei comuni, né della Regione. Insomma, questi bambini sono scomparsi dalle norme burocratiche ma non possono essere assenti per chi ha responsabilità pubbliche. Non possiamo arrenderci allo scaricabarile tra istituzioni, né accettare la privatizzazione del servizio come scambio elettorale, neppure pensare di dissipare il sapere è la sapienza accumulate dalle educatrici nei decenni mandandole dietro alle scrivanie di altri uffici. Non ci aspettiamo da parte dei decisori pubblici la stessa passione di chi opera con i bambini al CAM ma auspichiamo una sensibilità non burocratica e pretendiamo un senso di responsabilità e di cooperazione tra Comune, Città Metropolitana, che hanno lo stesso sindaco,  e Regione per permettere la continuità di un servizio pubblico eccellente.

                            Fiorello Cortiana

          Coordinamento RSU Città Metropolitana

avatar Bruno Dapei 2 anni fa
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avatar Fiorello Cortiana 2 anni fa
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