1 anno fa
0 consensi
Segnala Segnala come rilevante - Segnalato rilevante da 0 persone.

INTRODUZIONE

Difficile quanto imperativa una strategia su questo tema, fondata su un approfondito esame di tutti i dati disponibili sulla produzione energetica nazionale attuale, costi e relativi consumi privati, pubblici ed industriali/commerciali. Tuttavia, al di la dei dati, ci sono alcune osservazioni di ordine "politico" che si possono formulare, partendo da una visione di tipo “politico” oltre che tecnico.

1. Gli elementi “politici”: si esprimono come ENERGIA prodotta e consumata, prezzo, costo di produzione, disponibilità, certezza di approvvigionamento, distanza dal punto di prelievo, impatto ambientale.

2. I criteri di scelta delle fonti energetiche possono essere parecchi e dipendono da:
a) Disponibilità di ogni singola fonte, in termini di energia sviluppabile su base annua, e relativo costo per kwh.
b) Prossimità della fonte al punto di prelievo (infrastrutture di trasporto e relativi costi)
c) Impatto ambientale della fonte energetica
d) Disponibilità della fonte in ambito nazionale o di importazione
e) Disponibilità della fonte su base stagionale (livelli bacini idroelettrici), climatica (vento
o sua assenza, condizioni di irraggiamento solare) o oraria (giorno-notte).

3. La formazione del prezzo: questo dipende dal costo di produzione ma anche da elementi di ordine politico quali:
a) Incentivi fiscali al produttore (costo ribaltato sulla collettività nel suo insieme e/o sui consumatori, nel costo del kwh).
b) Costi di trasporto dell'energia dal punto di produzione al consumo
c) Zona di produzione ed accordi internazionali con i produttori, se di importazione.
d) Tasse (accise) volte a fare cassa (Stato) e/o a scoraggiare alcuni consumi (carburanti per autotrazione).
NOTA: tasse, accise ed incentivi sono DISTORSIVI del mercato. Non dovrebbero esistere. Si possono tollerare incentivi in alcune fasi storiche per stimolare un processo di sviluppo che poi, però, deve potersi autosostentare, altrimenti no. E' il caso dei pannelli solari, la cui economicità di esercizio al termine degli incentivi, se si dovessero sostituire i pannelli per usura e perdita di efficienza, si abbatte significativamente.
Il peso della fiscalità dovrebbe essere lo stesso per ogni kwh prodotto, comunque venga prodotto e consumato.

4. Le fonti energetiche più diffuse:
a) Carbone
b) Idrocarburi
c) Termovalorizzazione rifiuti
d) Gas naturale
e) Gas da biomasse
f) Energia nucleare da fissione
g) Energia idrolettrica
h) Energia solare
i) Energia eolica

5. Le utenze energetiche più diffuse:
a) Climatizzazione degli edifici ad uso civile
b) Climatizzazione industriale
c) Energia elettrica per impianti industriali
d) Energia termica per impianti industriali
e) Energia elettrica per illuminazione pubblica
f) Energia per autotrazione pubblica e privata
g) Energia elettrica per trasporti ferroviari
h) Energia elettrica per telecomunicazioni e gestione dati

Il nostro paese può disporre di TUTTE queste fonti di energia, con costi di produzione diversi.

LE DOMANDE che dobbiamo porci:
1. Quali fonti sono disponibili sul territorio nazionale
2. Quali sono in larga misura di importazione
3. Quali possono essere più vicine ai punti di prelievo
4. Quali elementi privilegiare tra :
a) Prezzo al consumo
b) Disponibilità locale della fonte
c) Continuità di approvvigionamento della fonte, al riparo da rischi politici o naturali
d) Impatto ambientale (inquinamento, smaltimento scorie)

IPOTESI DI RIFERIMENTO

1.Smitizzare la necessità di un progressivo abbandono delle fonti energetiche fossili, perché:
a) La CO2 prodotta NON è un gas inquinante, al più è un gas serra.
b) La CO2 di produzione antropica è una frazione della CO2 naturale, disciolta negli oceani e rilasciata in atmosfera a causa dell'aumento di temperatura media delle acque come dell'aria.
c) Più aumenta la temperatura del pianeta, più aumenta la temperatura del mare, più CO2 viene rilasciata in atmosfera, più aumenta l'effetto serra, più aumenta la temperatura delle acque …
Ma il processo raggiunge prima o poi un suo punto di equilibrio, quale che sia, e l'impatto antropico è irrilevante a tal fine.
d) La CO2 atmosferica è essenziale al sostentamento biologico di tutto il mondo vegetale, che se ne nutre e che funge da stabilizzatore naturale della concentrazione di CO2 in atmosfera.
e) Per quanto detto al punto d) il problema non è la produzione antropica di CO2 ma la distruzione sistematica della vegetazione. In un pianeta completamente deprivato di vegetazione la nostra produzione di CO2 antropica dovrebbe AZZERARSI ed il punto di equilibrio verrebbe raggiunto a temperature insostenibili per qualsiasi forma di vita animale. Occorre quindi riforestare il paese, e più in generale il pianeta.

2. Favorire la concentrazione degli impianti di combustione delle fonti fossili per ottimizzare l'abbattimento delle emissioni inquinanti (non la CO2, ma Nox, SO2, ecc, ecc), dislocando tali impianti lontano dai grandi centri abitati, nei limiti del possibile.
L'abbattimento degli inquinanti richiede grandi investimenti che sono sostenibili soltanto da impianti ad elevata produzione, non da piccoli impianti diffusi a milioni.

3. Distribuire per quanto possibile l'energia sotto forma elettrica, in quanto non produce alcun impatto ambientale nei punti di prelievo e può essere riconvertita anche in calore con elevata efficienza grazie alle moderne tecnologie delle pompe di calore. La tecnologia delle pompe di calore consente sia la climatizzazione invernale che estiva.

4. Liberalizzare concretamente il mercato dell'energia, semplificando la fiscalità che grava sui consumi, con una accisa unica fissa, per ogni kwh consumato, senza IVA (che è una tassa percentuale, quindi crescente col prezzo praticato dal distributore di energia). In questo modo il prezzo della componente energia emerge con maggiore chiarezza per il consumatore e deve trattarsi di un prezzo negoziabile in funzione del consumo.

5. Costo di distribuzione fisso, perchè dipende dalla dislocazione del punto di prelievo, non dall'energia consumata o dal suo prezzo. Ente unico statale per le reti di distribuzione aventi carattere di monopolio naturale.

6. Abolire gli incentivi (statali o locali) nei confronti dell'una o dell'altra fonte energetica.

Deve essere il mercato a determinare gli orientamenti verso la produzione dall'una o dall'altra fonte.

LINEE DI INDIRIZZO STRATEGICO

La STRATEGIA energetica nazionale deve essere fondata, a nostro avviso, su alcuni punti fermi, che dipendono anche dal PESO politico che si vuole dare ad alcuni fattori. Noi crediamo che questi fattori debbano essere:

- La crescita dell'indipendenza energetica nazionale, per sostenere almeno i settori strategici irrinunciabili, che consumano principalmente energia elettrica (industria, trasporti ferroviari).
La copertura dovrebbe venire assicurata da fonti idroelettriche e solare/eolico (i consumi sono in prevalenza diurni), integrata da idrocarburi.

- Impiego di idrocarburi per sostenere il settore degli autotrasporti (fonti reperibili liberamente sul mercato), con riduzione delle accise per ridurre il costo dei trasporti commerciali e quindi dei costi di produzione industriale.

- Progressivo abbandono del gas naturale di importazione, trasferito tramite gasdotti, a causa della potenziale inaffidabilità delle fonti di approvvigionamento (Russia, Nord Africa)

- Cessazione degli incentivi statali e delle accise per promuovere energie alternative

- Potenziamento dei termovalorizzatori di ultima generazione in sostituzione delle centrali termoelettriche ad idrocarburi. I rifiuti sono sempre disponibili e si possono integrare con idrocarburi o carbone.

- Politica di defiscalizzazione e liberazione totale della produzione di energia in proprio, per consumo personale, abitativo o industriale/commerciale/agricolo, ed eventuale rivendita a terzi.
L'energia è una merce come ogni altra. Unica limitazione: impatto ambientale controllato.

- Copertura delle riserve strategiche di energia con accordi vincolanti tra stati, sia per quanto attiene all'energia elettrica che per quanto attiene alle riserve di idrocarburi.

- Potenziamento della produzione concentrata e successiva distribuzione di energia elettrica a costi competitivi, defiscalizzata, per stimolarne l'impiego generalizzato nella climatizzazione degli edifici.
Obiettivo: abbattimento della produzione di gas combusti nei conglomerati urbani.

- Rigassificatori di gas di petrolio liquefatto in alternativa al trasporto via pipe lines.

IMPIEGO PREVALENTE SUGGERITO PER LE FONTI ENERGETICHE

- Carbone e rifiuti: termovalorizzazione per produzione energia elettrica

- Idrocarburi liquidi: autotrazione

- Gas naturale: climatizzazione invernale in alternativa a quella elettrica, in base a considerazioni di convenienza dell'utenza (costi di impianto e prezzo del kwh fornito). Forni industriali ed altre necessità energetiche industriali non elettriche.

- Gas da biomasse: impiego agricolo locale ed ogni altro impiego su base commerciale in concorrenza con il gas naturale.

- Energia nucleare da fissione : non presente in Italia. Investimenti in questo settore non giustificati e difficilmente sostenibili sul piano politico e psicologico.

- Energia idrolettrica : non ulteriormente espandibile in maniera significativa, stante il cambiamento climatico (minori precipitazioni) e l'impatto ambientale paesaggistico.

- Energia solare ed eolica : soggetta a limitazioni per impatto abientale, ma libera, a condizioni di mercato, a scelta dei produttori.

CONCLUSIONI

Il gruppo di lavoro Energia di C.C.C. (Confederazione Cittadinanza Consapevole) crede che vadano ridimensionati alcuni miti del nostro tempo, con una strategia energetica nazionale fondata su nozioni scientifiche più obiettive di quelle che hanno avuto maggiore successo politico internazionale in anni recenti, anche se questa strategia può entrare in conflitto con accordi sovranazionali di riduzione delle emissioni di CO2 antropica, che tuttavia si scontrano con la realtà fattuale, con la divergenza tra dichiarazioni di intenti e concretezza d'azione, non dimenticando che tali accordi sottendono anche precisi interessi economici di parte, tutt'altro che trasparenti, volti a stimolare nuovi settori produttivi e rinnovamento di impianti.
Lo scenario mondiale di riferimento, infatti, ci racconta di una popolazione mondiale di 7,5 miliardi di esseri umani, in espansione (nascono ogni giorno 400.000 bambini), con una crescita del 15% negli ultimi 10 anni.
Si tratta di “consumatori di energia”, in maniera crescente, proporzionale allo sviluppo (+22% negli ultimi 10 anni, +30% per quanto attiene alla sola energia elettrica).
Le emissioni di CO2 antropica nel 2016 sarebbero state di 36 miliardi di tonnellate, a fronte di 720 miliardi di tonnellate di CO2 globale presenti in atmosfera (5%). L'Europa prevede una riduzione del suo contributo alla CO2 di origine antropica pari al -2% nel 2020, ed è di tutta evidenza come un tale obiettivo scalfisca appena il volume atmosferico di CO2 presente, suscettibile di aumentare, annullando ogni sforzo, a causa della deforestazione di origine umana o da incendi, ed a causa dell'aumento di temperatura planetario e conseguente evaporazione della CO2 oceanica.
Nel contempo la popolazione del pianeta sfrutta le fonti energetiche (dati 2014, ultimo anno disponibile) nelle seguenti proporzioni:
77,2 % : carbone, gas, olio combustibile
10 % : nucleare
10 % : rinnovabili (due terzi da idroelettrico), 0,9 % fotovoltaico
Il consumo mondiale di energia elettrica pro capite è stato nel 2014 di 4700 kWh.
Appare evidente come una riduzione del consumo di combustibili fossili nazionale sia soltanto una briciola nel mare dei consumi mondiali, e come su scala mondiale un rovesciamento di quei rapporti percentuali non sia tecnicamente ed economicamente sostenibile.
L'Italia (2016), dipende dall’estero per il 75 % delle sue necessità energetiche.
Il consumo nazionale di energia primaria è suddiviso come segue :

- 35% residenziale e terziario
- 30% trasporti
- 30% industria
- 2% agricoltura

Il solo consumo complessivo di energia elettrica (2015) è dell'ordine dei 283 TWh, con una capacità installata complessiva pari a 114 GW, di cui 30 GW di eolico e fotovoltaico.
Di tutta evidenza, a fronte di questi semplici dati, la necessità di abbattere la dipendenza italiana dall'estero, riducendo la quota del 75%, obiettivo, questo, che ben si sposa con una riduzione del consumo di combustibili fossili (che noi non produciamo se non in misura limitatissima) ma una cosa è dire che dobbiamo aumentare la nostra autonomia energetica ed altro è dire che il problema è la CO2.
Teniamo a sottolineare che le posizioni qui espresse sono posizioni personali dei membri del gruppo di studio di C.C.C. e non esprimono, in quanto tali, l'opinione ed il sentire di TUTTI i soci . Infatti il tema riveste connotazioni che sono anche di ordine politico, non soltanto tecnico, ed anche sul piano scientifico, come è noto, le opinioni possono divergere.
Su tale base C.C.C. fa suo questo documento entro i limiti espressi, ed è disponibile a dare identico spazio di cittadinanza ad opinioni diverse da quelle qui espresse.

Questo documento viene sottoscritto dai membri del gruppo di lavoro Energia di C.C.C. Denominato TTO3:

Dott. Ruggero Revelli
Ing. Maurizio Calzolari
Ing. Giancarlo Vinti
Ing. Franco Puglia

Milano, 20 Giugno 2017    

Nessuna risposta inviata