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11 mesi fa
Via Antonio Mambretti, 80, 20157 Milano MI, Italia
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LO SVILUPPO PRIVATO NEL RITARDO PUBBLICO, FARE STRADE AIUTA.

La zona Stephenson, Municipio 8, ospita grandi strutture alberghiere e aziende di vario genere, ma resta ancora un’area da definire, con molti ruderi di ex aziende chiuse o fallite, alcune case abbandonate a se stesse, lontano da tutto, non ci sono negozi non ci sono bar, resta un ibrido per ora, specialmente dopo l’hotel Barcelò e la concessionaria Porche.

Una delle colpe è la mancata urbanizzazione intergrata con la città. Andava benissimo per le aziende un tempo vive, essere isolate e avere un’ottima connessione con l’autostrada Milano Varese e la tangenziale, per agevolare i trasporti pesanti su gomma (una sorta di terra di nessuno).

Resta il ritardo clamoroso della viabilità, da e per la città, ed è difficile pensare che si faranno, perchè il nostro bravo sindaco, e non credo cambi idea se rieletto, ha deciso che le auto devono essere disincentivate, dunque perchè spendere soldi per fare strade o sottopassi o parcheggi? 

Il problema è che non sono previsti neanche i vari e imponenti progetti presenti nei P.U.M.S. di espanzione del trasporto pubblico, ad esempio le linee T.

Tutta la zona nord è separata da Milano, dalla ferrovia suburbana, e, benché vi siano strade che si approssimano al quartiere, non sono mai state realizzate tratte di congiunzione sotto o sopra passo, che ne aumentassero l’integrazione con il resto della città. Per andare in centro da Stephenson, o si passa dal quartiere Bonola circumnavigando il Cimitero Maggiore, o dalla tangenziale, o si percorre il solito ponte Palizzi.

Ad esempio, un collegamento potrebbe essere il congiungimento tra via Triboniano (in allegato) che oggi termina nel nulla, e via Stephenson, anche per una maggiore integrazione di Cascina Merlata.

Progettare tratte di ricongiungimento con la città, non significa dare spazio alle auto (poi anche se fossero elettriche avrebbero bisogno della strada).

Mi pare sia il primo vero passo per l’integrazione, per la fine di una separazione che ha portato anche al ristagnamento di tutta la zona nord, comprese le aree fortemente depresse, intorno al cimitero Maggiore, per anni occupate da accampamenti ROM e disadattati.

Che si pensi a uno sviluppo equo del sistema città, che si compia l’equalizzazione urbanistica e sociale, partendo da quei 15 minuti della franco/spagnola sindaca di Parigi, Madame Annè Hidalgò, che il sindaco uscente Sala ha come musa ispiratrice. Ci auguriamo che il nostro sindaco, se rieletto, faccia come la bella Madame Annè, si circondi di persone capaci e pensi davvero, Lui per primo, alla città, a partire da sanare la questione d’integrazione delle periferie, chiamiamole cosi, non ci offendiamo, perché chiamarle quartieri in difficoltà, risulta un modo per sminuire il disagio vero e profondo che c’è e che non scompare con gli slogan green e le piste ciclabili di cartone, degne di Pierre Brassau che il sindaco potrà citare simpaticamente alla sua musa.

Le vie di accesso sono il primo strumento d'integrazione tra quartieri, soprattutto se insistono delle barriere fisiche come una ferrovia. 

In allegato due punti possibili di riconnessione urbana: via Triboniano/Via Stephenson e Via Varesina /Via Mambretti.

Gianluca Gennai

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